Visualizzazione post con etichetta #ForumalCentro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #ForumalCentro. Mostra tutti i post

martedì 3 ottobre 2023

Umanesimo civile 5.0, una nuova visione per l’Italia e l’Europa.

di Armando Dicone
L’Europa è di fronte a una sfida storica: quella di riaffermare la sua identità e il suo ruolo in un mondo sempre più complesso e interconnesso, dove emergono nuove minacce e nuove opportunità. Per farlo, ha bisogno di una visione chiara e condivisa, che sia in grado di ispirare e motivare i suoi cittadini, di rafforzare la sua coesione interna e la sua influenza esterna, di promuovere lo sviluppo sostenibile, la democrazia liberale e la pace.
 
Questa visione non può essere solo economica o politica, ma anche e soprattutto culturale. Deve essere fondata sui valori dell’umanesimo, che hanno plasmato la storia e l’identità dell’Europa, riuscendo tuttavia ad aggiornarli e adattarli alle sfide del XXI secolo. Con ciò va posto al centro il valore della persona umana, della sua dignità, dei suoi diritti-doveri e delle sue potenzialità, tenendo conto, allo stesso tempo, della complessità e interdipendenza delle società globali, della necessità di una convivenza pacifica e solidale tra i popoli, della salvaguardia dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, e del ruolo sempre più rilevante della scienza e della tecnologia nella trasformazione del mondo.
 
Si tratta di quello che amiamo definire umanesimo civile 5.0, una corrente di pensiero che si propone di rinnovare i principi dell’umanesimo, alla luce delle sfide del XXI secolo. Occorre perciò che ai centro ci sia il cittadino, parte attiva della comunità, in rapporto ad uno Stato che promuova i principi di libertà, responsabilità, emancipazione, solidarietà e partecipazione. L’umanesimo civile 5.0 si propone quindi di offrire una risposta culturale, basata su una concezione aperta e pluralista dell’umanità, alle grandi questioni del nostro tempo.
 
Non è un’idea astratta o un ideale utopico, ma un progetto concreto e realizzabile, fatto di azioni e proposte dirette a migliorare la qualità della vita delle persone e delle comunità. Allora, vediamone alcune:
 
  • Creazione di un’Europa federale, che sia capace di esprimere una voce unitaria e forte nel mondo, di difendere i suoi interessi e i suoi valori, di promuovere la cooperazione internazionale e il multilateralismo, di contribuire alla risoluzione dei conflitti e alla prevenzione delle crisi;
  • Partecipazione attiva dei cittadini alla vita democratica e partecipazione dei lavoratori alla governance e agli utili delle aziende. Da ciò consegue l’impegno a rafforzare partiti e sindacati secondo una regola di democrazia e inclusività.
  • Realizzazione di un’economia sociale di mercato, fortemente competitiva, che sia orientata alla crescita inclusiva e sostenibile, alla riduzione delle disuguaglianze sociali ed economiche, alla valorizzazione del capitale umano e sociale, alla tutela dei diritti dei lavoratori e dei consumatori, alla responsabilità sociale delle imprese.
  • Innovazione tecnologica al servizio dell’uomo e dell’umanità, che sia guidata da principi etici e democratici, che rispetti la privacy e la sicurezza dei dati personali, che favorisca l’inclusione digitale e la partecipazione civica, che stimoli la creatività e la competitività.
  • Diffusione della cultura umanistica, che sia capace di integrare le diverse discipline del sapere, di valorizzare il patrimonio storico-artistico europeo, di incoraggiare la ricerca scientifica e la formazione permanente, di sostenere la libertà di espressione e di informazione, di promuovere il dialogo interculturale e interreligioso.
 
In conclusione l’umanesimo civile 5.0 si pone come alternativa al populismo e al nazionalismo, con l’obiettivo di costruire un futuro migliore. 

lunedì 31 agosto 2020

Aiutami a fare da solo #MariaMontessori #DonnealCentro

 di Valeria Frezza

Maria Montessori imposta tutta la sua attività nella consapevolezza che i bambini hanno una naturale predisposizione a imparare e che debba trovare lo spazio e le occasioni per potersi sviluppare.
Maria Montessori scopre che bambini considerati minorati mentalmente posti in ambienti accoglienti e con materiali sensoriali adeguati possono acquisire apprendimenti significativi per l’epoca (stiamo parlando dei primi del ‘900) superiori ai metodi tradizionali, cioè non esperienziali, più trasmissivi e più passivi.
Imparare è anzitutto un’esperienza e occorre che le scuole siano impostate su situazioni di coinvolgimento concreto, attivo, diretto. Non ci può essere una passività recettiva ma una sintonizzazione con il mondo della realtà, del fare, dello scoprire sensoriale.
La Montessori mette in atto la conferma metodologica di quello che ciascuno di noi fin da piccolo vive, ossia l’imparare facendo, l’imparare nella scoperta, nel poter sbagliare e nel poter ripetere fino a raggiungere una vera e propria autonomia. Lasciare ad ogni bimbo il tempo per sperimentare il proprio modo di concentrarsi, di trovare il proprio interesse dentro di sé, di esercitare l’impegno, non arrendendosi davanti all’errore, ma avendo il tempo di riprovare, senza essere giudicato, cercando le proprie strategie anche per fare le cose più impegnative. Si impara ad essere rispettati e a rispettare gli altri in un ambiente ricco di proposte ma non competitivo. L’interesse, che si vede nei bambini per ciò che viene proposto,  la  passione e la volontà, dove lo scambio tra bambini anche più grandi o più piccoli aiuta ad imparare, ma anche ad avere interesse per gli altri, a chiedere ma anche ad aiutare i compagni in difficoltà, a prendersi cura delle cose comuni.
Il suo metodo in altre parole asseconda le naturali tendenze infantili e umane ad assorbire l’esperienza e a trasformarla in nuove capacità.
 

Non si basa sulla correzione ma sulla libertà

I luoghi comuni sui bambini  sono molti: sono capricciosi, disturbatori, oppositori, distratti, incapaci, opportunisti, provocatori. I genitori ancora oggi andando ai colloqui con gli insegnanti si sentono ripetere “suo figlio potrebbe fare di più; suo figlio non è concentrato; suo figlio è molto distratto; suo figlio non esegue; non ascolta”. Tutto questo incalzare di giudizi negativi sui bambini trova nella pedagogia montessoriana il suo definitivo superamento.
Non si tratta di correggere ma di far nascere. “Chi tenta di correggere il bambino con la forza e con il peso della propria autorità si accorgerà ben presto di aver fallito nel suo intento. Il bambino risponderà in modo forte, esplicito perfino violento”.
Si tratta per Maria Montessori di sostenere il bambino senza invadenza, senza oppressione, per consentire alla sua forza vitale di esprimersi creando l’ambiente e le connessioni metodologiche adeguati. Si tratta di aiutarlo in maniera indiretta piuttosto che indicargli continuamente quello che è giusto e quello che è sbagliato, quello che deve fare e quello che non deve fare. La pedagogia correttiva purtroppo resta ancora molto presente nei nostri immaginari sia in famiglia che nelle scuole con conseguenze devastanti per il potenziale di crescita infantile.
Ciò che si propone è di sospendere ogni forma di correzione infantile, di intervento diretto invasivo nei confronti di quello che i bambini stanno facendo, lasciando che siano loro stessi a fare le scoperte necessarie. Grazia Honnegger Fresco, grande pedagogista italiana “Non occorre che l’adulto metta costantemente in evidenza gli sbagli e li corregga. Anzi, l’atteggiamento giudicante è un attacco alle capacità maieutiche dell’essere umano, all’autostima del bambino”.
 

Perché la libertà è sempre formativa

Il metodo assume il concetto di libertà come elemento fondamentale. La Montessori non usa mezzi termini. “Quando perciò parliamo di “libertà” del piccolo bambino non intendiamo di considerare le azioni esterne disordinate che i bambini abbandonati a sé stessi compirebbero come sfogo di un’attività senza scopo, ma diamo la parola in senso profondo di liberazione della sua vita da ostacoli che ne impediscono il normale sviluppo..
Rimuovere, per quanto possibile, queste circostanze, studiando più profondamente i bisogni intimi della prima infanzia per liberare il bambino.
Creare l’ambiente adatto dove il fanciullo può agire dietro una serie di scopi interessanti da raggiungere, incanalando così l’azione educativa e in funzione della libertà infantile, ossia della costruzione di uno spazio e di un tempo dove i bambini possano fare esperienza autonoma. 

Dobbiamo capire, dice la Montessori, che per il bambino non è importante da solo. L'adulto deve rinunciare anzitutto ad essere verbalmente e praticamente il despota a cui il bambino deve obbedienza con la pretesa che la mente infantile si formi secondo un piano stabilito a priori.

Perché i bambini imparano con le buone esperienze e non con le spiegazioni verbali

Una scuola che pretende che i ragazzi mandino a memoria nozioni che non hanno applicazione, che non hanno riscontro nei loro interessi, che non diventano parte di una motivazione profonda, gli insegnanti stessi sono vittime sacrificali di un sistema che li spedisce a ripetere ciò che hanno subito a loro volta quando erano alunni che non tiene conto né dei loro bisogni né tanto meno di quelli dei bambini, delle bambine, dei ragazzi, delle ragazze che passano tanto tempo tra le mura scolastiche e avrebbero diritto a ben altro.

Una vera comunità di apprendimento non sottopone gli insegnanti ad un precariato decennale ed umiliante, sotto stress continuo, spesso demansionati a compiti amministrativi e con formazione continua basata su ripetizioni di argomenti visti e rivisti, perchè l'esperienza, come insegna la Montessori, si fa sul campo, oppure ottenere risultati da continue valutazioni che interrompono e interferiscono sul naturale processo di conoscenza dei bambini e costringere le scuole e gli insegnanti ad attività di "marketing" per procacciarsi gli alunni.

“Aiutami a fare da solo” rappresenta il modello pedagogico scientifico che aiutano i bambini a crescere nella consapevolezza delle proprie risorse, nella fiducia di potercela fare da soli, nella sintonizzazione con le proprie capacità.

sabato 22 agosto 2020

#IOvotoNO PER 5 ragioni.

 di Armando Dicone.

I 5 motivi del mio NO al referendum.


- #IOvotoNO per ricostruire la buona politica. Come cittadino elettore vorrei una politica capace di risolvere i tanti problemi che ci portiamo dietro da 30 anni, ma non per questo chiedo un taglio dei seggi parlamentari che sono sinonimo di rappresentanza territoriale;


- #IOvotoNO per difendere la democrazia parlamentare voluta dai nostri padri costituenti, i quali decisero che per ogni 80.000 abitanti ci fosse 1 deputato e per ogni 200.000 abitanti 1 senatore;


- #IOvotoNO perché penso che il risparmio di un caffè all'anno, per ogni cittadino, non possa essere la vera ragione per cambiare la costituzione;


- #IOvotoNO perché la proposta del taglio non migliora né velocizza i lavori parlamentari, penso che sia necessario ricostruire partiti veri per selezionare e formare una nuova classe dirigente;


- #IOvotoNO perché non vorrei che dopo il taglio ci sia una "supercasta" con pieni poteri.

Il 20 e 21 settembre #IOvotoNO


Ti ringrazio per l'attenzione.

domenica 16 agosto 2020

Donne leader e passaggio generazionale

 di Valeria Frezza

Il passaggio generazionale è argomento di grande interesse sotto molti profili. Chi si occupa di mediazione sa perfettamente quali conflitti possono nascere in ambito successorio.

Spesso i nodi relazionali sono così complessi da impedirlo oppure la mancanza di volontà di molti soggetti di mettersi in gioco dal punto di vista relazionale.
Ci possono essere vari aspetti: quello finanziario, quello culturale e quello umano.
Gestire un passaggio generazionale significa creare un processo attraverso il quale si possano sviluppare delle soluzioni tali da creare ponti di trasmissione da una generazione all’altra che comprendano tutti e tre i livelli e che abbiano solide basi di appoggio da entrambe le parti.
Questo significa, prima di tutto, comprendere bene chi sono tutti i soggetti coinvolti dal passaggio generazionale, ascoltarli e includerli nel processo, con l’obbiettivo chiaro di ottenere il loro assenso rispetto alle scelte che verranno effettuate man mano.
Se non viene fatto, il passaggio generazionale diventa un momento critico, conflittuale e senza prospettive e progettualità.
Le imprese individuali purtroppo nascono, crescono e muoiono.
È necessario infatti un livello di generatività che manca agli uomini da soli ed è più presente nelle donne che in questo modo guadagnano sul campo credibilità e legittimazione che va oltre quello meramente affettivo che trova la sua origine nelle relazioni famigliari, soprattutto nei confronti della generazione entrante.
La leadership femminile guarda lontano e vive nel presente creando le condizioni affinché la società e le imprese possano avere continuità, permette una maggiore valorizzazione delle risorse, dei più giovani e delle donne, garantisce una più equa distribuzione di genere delle posizioni di potere, una riduzione del trauma che i passaggi generazionali determinano e una maggiore continuità.
Il problema della mancanza del passaggio generazionale può essere determinato dal rischio di fare dell'impresa il centro degli affetti e quindi un luogo chiuso e di una minore apertura verso l'esterno.
Per questo è fondamentale creare un cuscinetto tra le giovani generazioni e la generazione uscente, organizzare dialogando con i famigliari, riconoscendo le diversità e valorizzandole anche nell’assegnazione di ruoli manageriali rispondenti alle diverse competenze e capacità di ognuno.
Lo stile di gestione della leadership di uomini e donne è differente, limitato e imperfetto, per questo è vincente chi sa portare al vertice sia uomini che donne e anche saper integrare e valorizzare i più giovani, ciò vale per le generazioni uscenti e ancor più per quelle entranti. La leadership femminile, che più di quella maschile valuta la diversità di cui è portatrice come un valore, può essere un assist da mettere in campo per gestire i passaggi generazionali e per gestirli con successo e non solo in ambito imprenditoriale.

lunedì 10 agosto 2020

Quando parliamo di Taglio di Democrazia…

 di Alessandro Tuzzolino

Uno dei capisaldi della campagna #IoVotoNO è che il Taglio dei Parlamentari comporta una riduzione della rappresentanza dei cittadini, un vero e proprio Taglio della Democrazia. 

La prima motivazione è palese: riducendo il numero di rappresentanti in Parlamento il valore del voto del singolo cittadino diminuisce sensibilmente: dagli attuali 97mila abitanti per parlamentare a 153mila alla Camera e da 194mila a 307mila al Senato. 

C’è una seconda motivazione altrettanto importante: la rappresentanza territoriale sarebbe a serio rischio, soprattutto al Senato (“eletto a base regionale”, per l’art.57 della Costituzione). 

Ho quindi calcolato, considerati questi dati e quelli sulla popolazione, quanti cittadini vengono rappresentati da ogni singolo deputato o senatore in ogni regione, giungendo alla seguente tabella:


Evidenzio alcuni dati: al Senato, il voto di un Abruzzese o di un Lombardo varrebbe meno della metà di quello di un Molisano o Valdostano,

Ecco cosa intendo quando parlo di “rischio per la democrazia”: una gravissima distorsione del diritto di voto su base geografica, (anche) per questo #IoVotoNo.  

lunedì 27 luglio 2020

#IOvotoNO, un impegno civico.

di Armando Dicone.

Cara/o concittadina/o,
so bene quanto tu sia delusa/o e lontana/o dalla politica che invece di risolvere i nostri problemi, sembra costantemente impegnata a rincorrere i sondaggi, ma nonostante tutto non possiamo rassegnarci, non possiamo stare a guardare inermi mentre il nostro amato Paese sprofonda sempre più.
Il 20 e 21 settembre si terrà il referendum costituzionale sul cosiddetto taglio dei parlamentari e i nostri territori, specie i più piccoli, rischiano di non essere più rappresentati in parlamento, nel luogo dove tutte le nostre istanze dovrebbero essere affrontate e risolte.
L'attuale classe dirigente può non piacerti, nessuno potrebbe condannarti per questo, ma non per questo possiamo permettere di sostituire il parlamento con centri di potere sempre più esclusivi e sempre più ristretti. Il potere nelle mani di pochi, amici e fedeli ai capi partito, è un rischio per la nostra democrazia.
Spero vorrai impegnarti nella campagna referendaria per il NO, usando sui social network hashtag #IOvotoNO.
Parliamo con colleghi, amici e parenti per far comprendere quanto sia importante l'impegno di ciascuno di NOI.
Ti ringrazio per l'attenzione.

mercoledì 15 luglio 2020

#DonnealCentro - Stop violence

di Valeria Frezza


La violenza contro le donne è un fenomeno che su scala globale viene definito come violazione dei diritti umani.
Qualsiasi atto di violenza contro le donne che provochi, o potrebbe provocare, un danno fisico, sessuale o psicologico o una sofferenza alle donne, incluse le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che si verifichino in pubblico o in privato, non danneggia solo la donna, ma mina l’uguaglianza e si pone come ostacolo allo sviluppo di una società democratica.
Si ritiene oggi che la violenza contro le donne basata sul genere sia la manifestazione estrema della disuguaglianza e costituisca la violazione dei diritti umani. Essa tocca il diritto alla vita, alla sicurezza, alla libertà e alla dignità delle donne. Inoltre, si riconosce che la violenza violi il diritto alla identità, considerato il fatto che essa rafforza e riproduce la subordinazione della donna all’uomo, quella subordinazione che negli anni è stata messa in discussione dai movimenti delle donne.

Se si pensa alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la violenza basata sul genere può, a seconda dei casi, violare:
  • il diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona (articolo 3);
  • il diritto a non essere sottoposti a torture, a trattamento o a punizioni crudeli, inumani o degradanti (articolo 5);
In alcuni conflitti si tratta di un vero e proprio crimine contro l’umanità che può addirittura divenire il mezzo con cui viene attuato un genocidio. È perciò un fenomeno che deve trovare sempre nuovi e più efficaci mezzi pronti a prevenirlo e contrastarlo. 
Dati diffusi il 20 novembre 2019 da Eures nel 2018 sono: 142 i femminicidi, (l'85% avviene in famiglia), nel 28% dei casi avevano già subito maltrattamenti.
Questi dati non includono denunce per stalking, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale.

Le statistiche parlano chiaro, all’origini di tali reati c’è una concezione della donna completamente malsana e sbagliata ed è proprio questa che deve essere corretta e ciò non potrà avvenire solo grazie a leggi o a pene più severe.
C’è bisogno di trasmettere il vero valore delle donne, bisogna educare al rispetto dell’altro sesso e sradicare qualsiasi tipo di discriminazione.

martedì 7 luglio 2020

#IOvotoNO. Cittadini che amano l'Italia.

di Armando Dicone

Il 20 e 21 settembre si svolgerà il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. Un referendum confermativo sul taglio del numero di senatori e deputati che non necessita di quorum. 

Secondo la visione dei populisti il parlamento sarà superato da pochi eletti che muoveranno i fili del consenso, da un gruppo ristretto di persone che avranno pieni poteri. 

È una visione pericolosa per la nostra democrazia e lo è ancora di più, se la si abbina al silenzio colpevole di partiti, giornali e televisioni.
I populisti fanno credere al "popolino", secondo la loro visione, che tutti i risparmi ottenuti dalla riforma del taglio dei parlamentari, andranno nelle loro tasche, falso, tutto falso. Si risparmierebbe lo 0,007% della spesa pubblica, un caffè all'anno per ogni cittadino. 

La politica non è un costo!

Secondo la loro visione, arriverà il giorno in cui il capo di turno dirà che la democrazia è un costo e la libertà un esercizio inutile.

Io voterò NO al taglio dei parlamentari perché non si può giocare con la rappresentanza dei territori, con la politica, con la democrazia, con la costituzione e con la libertà.

Lunedì 6 luglio abbiamo lanciato tutti insieme hashtag #IOvotoNO e guardare tanti tweet e post di moltissimi cittadini comuni è stata un'emozione unica, un'esperienza davvero esaltante.

Adesso abbiamo bisogno dell'impegno di tutti, mancano poco più di due mesi ed è il tempo di far sentire la voce del NO!

#IOvotoNO 


lunedì 11 maggio 2020

Un Forum di idee condivise e realizzabili.

di Armando Dicone

La pandemia relativa al covid-19 ha fatto emergere, ancora di pù, le tantissime contraddizioni presenti nei due blocchi contrapposti di sinistra e destra. Non è certo una novità nel nostro sistema politico, ma in questi mesi sono diventate più evidenti le quotidiane prese di posizione dei due schieramenti contro qualcosa o qualcuno e mai per ri-costruire l'Italia.
La terza Repubblica sta nascendo con l'esaltazione dell'estremismo. Da una parte una sinistra sempre più statalista e dall'altra una destra sovranista anti-europa.
Mi sembra evidente e perfino superfluo, dire che per un centrista scegliere il "meno peggio" tra le due fazioni sia davvero impossibile.
A sinistra propongono un'alleanza strategica con la Cina, una nuova tassa patrimoniale, l'ingresso nei cda delle aziende che chiedono aiuti economici e l'azzeramento delle funzioni del Parlamento, verificatasi nella fase 1, in linea con il referendum sul taglio dei parlamentari, che spero voteremo presto con un gigantesco NO.
A destra suggeriscono di non aderire a nessun intervento di ricostruzione europeo, ma di emettere "BOT patriottici" acquistati anche dalla BCE. Sono anti-europa ma se comprano i nostri titoli...(non ridete vi prego).
Ho elencato solo alcuni esempi per dimostrare che l'Italia non può continuare con questo sistema di blocchi contrapposti, in questa fase servirebbe unità nazionale, ma con questi attori in campo penso sia davvero difficile. L'Italia ha bisogno di moderazione, di buon senso, di competenze, di senso delle Istituzioni, caratteristiche tipiche del centrismo, di politiche di centro condivise e realizzabili, di donne e uomini capaci di fare sintesi tra diverse posizioni, volenterosi di ricercare il bene comune con l'arte della mediazione. 
Forum al Centro, nato dal basso sui social network, vuole essere un spazio di incontro, di discussione e di condivisione di idee, proprio per rispondere all'esigenza di mettere insieme i tasselli che prima citavo. Con umiltà e con grande passione ognuno di noi, nel proprio tempo libero, contribuisce con idee e proposte che condividiamo insieme perché crediamo che il metodo da adottare sia: nessun capo. Ogni scelta, ogni decisione, ogni proposta è condivisa dai partecipanti.
Non vogliamo essere un partito, non vogliamo essere una caserma con un capo al comando, non vogliamo essere un salotto digitale fine a se stesso.
Vogliamo essere uno spazio aperto e partecipato, di incontro tra chi condivide idee centriste, tra associazioni, partiti, movimenti e liste civiche che vogliono promuovere e realizzare politiche di centro. Ogni singola/o cittadina/o o realtà associativa può liberamente dare il proprio contributo in termini di idee e di tempo disponibile, siamo tutti volontari e con i piedi sempre per terra vorremmo dare il nostro piccolo apporto alla ricerca del bene comune. 
Vogliamo essere un Forum di incontro, di discussione e di condivisione, per questo abbiamo deciso di dotarci di alcuni strumenti web per raggiungere i tanti obiettivi: hashtag #ForumalCentro; account su twitter e facebook, il presente blog, e una casella di posta elettronica per inviare proposte e articoli (forumalcentro@gmail.com).
Per fare tutto ciò abbiamo bisogno dell'impegno di tutti, di saggi umili vogliosi di trasmettere conoscenza e competenza a giovani volenterosi e in ascolto pro-attivo.
E' il tempo della responsabilità civica, dell'impegno e della condivisione.
Chi vorrà partecipare sarà sempre il benvenuto.
Grazie per l'attenzione.
  

venerdì 13 marzo 2020

Il tempo per ricostruire.


di Armando Dicone

Il 26 luglio 1943 Alcide De Gasperi, con lo pseudomino Demofilo, pubblicò clandestinamente l’opuscolo: “Le idee ricostruttive della Democrazia Cristina”. Iniziò a scriverlo un anno prima con la collaborazione di Paolo Bonomi, Pietro Campilli, Camillo Corsanego, Guido Gonella, Achille Grandi, Giovanni Gronchi, Stefano Riccio, Pasquale Saraceno, Mario Scelba e Giuseppe Spataro. Questi grandi uomini condivisero clandestinamente idee, proposte e soluzioni durante il fascismo, ma evidentemente la voglia di ricostruire era più grande della paura.  

Premesso che per fortuna non siamo in guerra con altri esseri umani, ma con un nemico invisibile e pericoloso, non siamo in presenza di una dittatura, non abbiamo un grande statista come De Gasperi, noi non siamo come i giganti che collaborarono con lui, abbiamo però dalla nostra parte internet, i social e tutti gli strumenti necessari per collaborare, condividere e trovare insieme le soluzioni più utili per ricostruire la nostra amata Italia e forse anche l’Europa, che per noi non può essere solo un insieme di egoismi nazionali.

Come è evidente, l’esigenza di ricostruire la politica non è certo scaturita oggi con il covid19, ma è una necessità che in questi giorni si mostra in modo più eclatante.
Se uno Stato ha una politica forte, istituzioni apprezzate dai cittadini, un debito pubblico “normale”, un’economia sana, può affrontare qualunque emergenza con più forza e serenità, se invece uno Stato è indebolito da decenni di ritardi in quasi tutti i settori, si è in continua emergenza e non si ha il tempo di avere una visione politica a lungo termine.

Adesso tutti insieme dobbiamo stringerci (virtualmente) come una sola comunità forte e solidale, soprattutto con i più deboli e con chi soffre a causa del virus, e se possibile potremmo usare questo tempo per incontrarci sui social, condividere idee, proposte e trovare le migliori soluzioni ai tanti problemi dell’Italia che ci portiamo dietro da troppi anni. Sono sicuro che la competenza, la partecipazione attiva e la condivisione delle idee torneranno di “moda” molto presto. Abbiamo due strade: o ci chiudiamo in casa e pensiamo al nostro comodo salotto, oppure stando a casa collaboriamo tutti insieme per ricostruire.

Se avete tempo e voglia usate hashtag #ForumalCentro per fare le vostre proposte, condividere idee o segnalare temi e soluzioni.

lunedì 20 gennaio 2020


di Armando Dicone

Nella settimana appena passata, tre notizie hanno riacceso la speranza di vedere, finalmente dopo 26 lunghi anni, la prospettiva di una nuova presenza politica al CENTRO.

      1.      La Consulta ha bocciato il referendum, proposto dalla Lega, che chiedeva l’abolizione della quota proporzionale presente nell’attuale legge Rosatellum, avviando di fatto la discussione, e le trattative tra i partiti, sulla legge proporzionale presentata dalla maggioranza parlamentare. Il sistema proporzionale sarà realtà e con esso sarà possibile il superamento dello schema muscolare destra contro sinistra e viceversa;

2.      La ricandidatura pugliese del Presidente della Regione uscente, ha avuto il merito di far dialogare i centristi dell’ex coalizione di centro sinistra. Azione e Italia Viva iniziano a parlarsi per proporre una candidatura unitaria alle prossime elezioni regionali. Un primo passo significativo;

3.      Dalle parti dell’ex centro destra, in occasione dei 101 anni dall’appallo ai “liberi e forti”, è nato un partito (del Popolo) che vede insieme 40 sigle tra cui la DC e l’UDC. Anche questo un primo passo che fa ben sperare.

A queste tre ottime notizie dobbiamo aggiungere la nascita di siamo Voce Libera, il costante lavorio di realtà come Politica Insieme e Rete Bianca, il risultato ottenuto dalla Fondazione Luigi Einaudi sul referendum per il taglio dei parlamentari voluto dai “5 stelle”.

Davanti a questi fatti nuovi e positivi, come Forum al Centro non possiamo che continuare e intensificare il nostro, umile e determinato, lavoro “social” per UNIRE il popolo centrista. Siamo nati anche per questo e ora che il mezzo (proporzionale) è alle porte, dobbiamo sempre più unire il popolo centrista che chiede partecipazione attiva, condivisione delle proposte e unione.
Negli ultimi 26 anni abbiamo assistito alla nascita di nuovi contenitori sulla base di una leadership forte ma di un pensiero politico debole. Se il centro non vuole fallire deve avere un pensiero politico forte, una leadership diffusa forte e un programma di governo unitario, partecipato e condiviso dalla base.

Se volete partecipare alle discussioni usate hashtag: #ForumalCentro.

mercoledì 16 ottobre 2019

Le donne e la politica nella concezione di Don Luigi Sturzo

di Valeria Frezza

Don Luigi Sturzo afferma che gli interessi personali e le avidità individuali, molto spesso, spingono gli uomini alla lotta politica, e pur di non perdere la meta raggiunta, queste persone, sono pronte a dei compromessi con la propria coscienza, a fare marcia indietro sulle proprie idee, a servirsi e a non servire. 
La differenza tra democrazia ed autoritarismo, tra progresso e arretratezza, è determinato dalla negazione o dall'affermazione dei diritti delle donne, dalla presenza o dall'assenza delle donne nella scena politica. La parità è stata sempre ritenuta un principio fondamentale.
La Chiesa di Papa Francesco riafferma l'impegno ad abbattere ogni forma di sopruso e di dominio, dall'atteggiamento stesso di Cristo, che superando i canoni del suo tempo, ebbe un atteggiamento di apertura, di rispetto, di accoglienza e di tenerezza. 
Il Papa sostiene che è urgente ottenere l'uguaglianza dei diritti della persona. La donna e l'uomo sono tra loro complementari. 
E' fondamentale, nella vita e nella politica, la collaborazione, la partecipazione, la condivisione.
La politica non deve essere espressione di un pensiero maschile o femminile, ma deve essere l'espressione di un pensiero comune.
Nilde Iotti, 40 anni fa, divenne presidente della Camera. Oggi, in Italia, non c'è stata ancora una donna che ha avuto il ruolo di premier al governo. 
"Comprendere la mia emozione, vivo in modo quasi emblematico questo momento, avvertendo un significato che supera la mia persona e investe milioni di donne, che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci, si sono aperte la strada verso la loro emancipazione" [Cit. Nilde Iotti]

Politiche del lavoro

#ForumalCentro è lieta di presentarvi un focus sulle dinamiche del mondo del lavoro. Buona lettura e commentate… Le politiche del lavoro

giovedì 10 ottobre 2019

#ForumalCentro. Un "pensiero" condiviso per un nuovo impegno.

#ForumalCentro

Care amiche e cari amici,
come in molti già sanno, abbiamo creato un hashtag su Twitter per discutere, liberamente e senza vincoli di appartenenza partitica,  di politica. Ci siamo conosciuti su Twitter e da subito abbiamo deciso che, non avendo una "casa politica" che potesse rappresentarci,  potevamo usare un hashtag comune per mettere in rete nuove idee, promuovere valori come Europa, costituzione e dottrina sociale della chiesa, e condividere proposte programmatiche. Ribadiamo che non siamo un partito e non abbiamo la presunzione di diventarlo né di sostituirci ad essi. Riteniamo indispensabile la loro presenza nella società se fedeli al ruolo dato dalla costituzione. Consapevoli di vivere in una società aperta e pluralista, vogliamo promuovere un nuovo modo di vivere la politica, utilizzando il digitale come strumento di partecipazione attiva e non come fine per la mitologica democrazia diretta. Vogliamo elaborare dal basso, con umiltà e passione, un "pensiero" culturale, sociale e politico, che ponga le basi per una nuova stagione dei doveri, un nuovo impegno politico, un nuovo ruolo civico, un nuovo metodo di aggregazione che parta dalle idee e non dal "capo politico". Chi vorrà partecipare è il benvenuto: #ForumalCentro.