mercoledì 24 giugno 2020

UE vs Covid19


di Leonardo Gaddini

In questi mesi di crisi economica e sociale dovuta al Covid spesso abbiamo sentito le solite voci sovraniste criticare l'UE per la poca solidarietà, tessendo invece le lodi degli "aiuti" arrivati da dittature come Cina e Russia. Questi però non hanno affatto migliorato la situazione, ma anzi ci hanno dato materiale scadente che poteva essere pericoloso (per esempio i ventilatori arrivati dalla Russia sono stati poi proibiti dallo stesso Putin perchè non funzionanti) l'UE invece (col tipico basso profilo del Nord Europa) ha fatto molto di più:
Mesi fa l’Eurogruppo, dopo molte trattative, ha trovato un accordo definitivo sull’uso del Mes per finanziare la spesa sanitaria anti-Covid. Ogni Stato membro potrà spendere fino al 2% del Pil per sostenere la lotta al Coronavirus ottenendo finanziamenti a tassi agevolati con durata fino a 10 anni e senza alcun tipo di condizionalità da parte del fondo salva-Stati per l'erogazione dei prestiti, o meglio, c'è una sola condizione: che le spese, dirette o indirette, siano destinate ad affrontare la crisi sanitaria e quindi vadano a finanziare gli ospedali e tutta la rete medica di assistenza pubblica. I fondi potranno essere richiesti fino alla fine del 2022 ma sono possibili ulteriori proroghe. I prestiti agli Stati del Meccanismo europeo di stabilità sono pienamente operativi dal 1° Giugno. Per l’Italia sono potenzialmente disponibili fino a 36 miliardi di euro. Ogni Stato membro è libero di decidere se e in quale misura attivare la richiesta di prestiti. Scadenza dei prestiti a dieci anni, tasso annuale a 0,1%, costo una tantum di 0,25% e costo annuale di 0,005%: queste le caratteristiche della nuova linea di credito del Mes dedicata alla pandemia. Il nostro Governo, invece, ha detto che non intende usufruirne per paura che l'UE inserisca clausole successivamente (cosa per altro già negata dalla Commissione, oltre che non essere mai successa prima).
Il Mes non è l'unico strumento previsto, infatti la Commissione ha creato anche "SURE" (Sostegno per attenuare i rischi di disoccupazione in un'emergenza) uno strumento europeo contro la disoccupazione, creato per fornire supporto finanziario di durata limitata nel tempo alle regioni più colpite. La sua funzione è quella di essere destinato a sostegno di altri strumenti (per esempio la cassa integrazione), disponendo di circa 100 miliardi di euro garantiti da tutti gli stati membri. Questo servirà per: proteggere i posti dei lavoratori, fornire supporto finanziario di durata limitata nel tempo e favorire la solidarietà fra gli Stati membri. I posti di lavoro vengono sostenuti tramite i regimi di riduzione dell'orario lavorativo e altre misure analoghe all'interno degli Stati membri. L'attuazione dello SURE dovrebbe consentire all'Unione di rispondere alla crisi sul mercato del lavoro in modo coordinato, rapido ed efficace e in uno spirito di solidarietà tra Stati membri, attenuando così l’impatto per le persone e i settori economici più colpiti e mitigando gli effetti diretti di questa situazione eccezionale sulla spesa pubblica.
Importante è anche il ruolo assunto durante la crisi da parte della Banca europea per gli investimenti (Bei) che ha approvato 7,5 miliardi di finanziamenti per investimenti nella sanità e nel supporto di settori colpiti dalla pandemia nell'Ue. In Italia a beneficiarne saranno anche le imprese innovative e tre navi specializzate per la ricerca sul clima oceanografico. Il board della Bei ha inoltre approvato il sostegno a investimenti per l'energia rinnovabile, l'efficienza energetica, il biogas e i trasporti ecologici In particolare, 3,2 miliardi di euro saranno destinati a investimenti nella sanità pubblica, strutture per anziani, settori più colpiti dalla pandemia, sistemi di credito in diversi Paesi e partner africani e a un piano di azione per il clima e fondi per imprese innovative in Italia. Inoltre, 1,5 miliardi di euro finanzieranno progetti per i trasporti ecologici (ferrovie) e i veicoli elettrici, l'efficienza energetica e l'energia rinnovabile e la ricerca.Il finanziamento del fondo di recupero avverrebbe tramite la raccolta di liquidità data dall'emissione dei recovery bond. Tale liquidità raccolta sarebbe poi distribuita ai governi maggiormente in difficoltà per l'emergenza coronavirus e non dovrebbe essere rimborsata. Su questo ancora si discute, il vertice decisivo avverrà il 18 Luglio allora vedremo cosa avverrà.

Oltre a ciò negli ultimi giorni si discute anche di Recovery fund che significa letteralmente fondo di ricupero. Questa proposta (fatta dalla Francia) che prevede l'istituzione di un fondo ad hoc con lo scopo di emettere obbligazioni, i recovery bond (ribattezzati Ursula bond), con la garanzia del bilancio UE. In questo modo la condivisione del rischio sarebbe comune solo per il futuro, senza una vera mutualizzazione dei debiti del passato cosicché da accontentare i paesi del fronte del Nord come Olanda, Austria, Svezia, Finlandia e Germania, da sempre contrari ad una classica condivisione degli oneri legati ai debiti. Il finanziamento del fondo di recupero avverrebbe tramite la raccolta di liquidità data dall'emissione dei recovery bond. Tale liquidità raccolta sarebbe poi distribuita ai governi maggiormente in difficoltà per l'emergenza coronavirus e non dovrebbe essere rimborsata. Su questo ancora si discute, il vertice decisivo avverrà il 18 Luglio allora vedremo cosa avverrà.

Insomma, differentemente a quello che la narrativa abitualmente ci racconta, l'UE è intervenuta con forza e prontezza per sostenere il nostro Paese. Questa vicenda ci ha insegnato che ormai nel mondo moderno i problemi non si fermano alle frontiere nazionali e solo con la solidarietà e con un'organizzazione sovranazionale si può uscire dalle crisi. Quindi invece di cercare di isolarsi bisognerebbe andare avanti nel processo di integrazione europea, magari potremmo cominciare delegando più competenze in materia sanitaria creando così una vera Unione Europea della salute. Questa sarebbe una grandissima conquista per tutti oltre che un importante passo in avanti verso la Federazione.  

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