martedì 30 giugno 2020

Quante rose a coprire quell'abisso. Donne cattoliche controcorrente

di Valeria Frezza

L’essere andate controcorrente in un determinato momento storico con scelte personali coraggiose e certamente di rottura, scelte che sono state un atto di ribellione alle ingiustizie, al conformismo, all’indifferenza che vedevano diffuse intorno a loro, scelte dettate non da calcoli, da opportunismo o da quieto vivere. Scelte che restano come un atto che illumina un’intera esistenza e che sintetizza la loro personalità straordinaria, restituendoci il significato del loro impegno civile e politico. Il valore di quell’atto di ribellione è sicuramente etico e religioso perché ha alimentato poi una serie di azioni in campo civile o politico che hanno prodotto risultati significativi e importanti, anche per la nostra comunità, ad esempio nel campo sociale, educativo e didattico​ o nel sindacato e nell’azione parlamentare o nella missione politica verso il proprio partito. Chi sono queste donne?

In questo articolo parliamo di ALESSANDRA CODAZZI.

Nata nell'Emilia, l'11 novembre 1921, Alessandra Codazzi è una politica, sindacalista e partigiana italiana. Alessandra, detta Sandra è stata primogenita di sette fratelli e figlia del colonnello Alberto Codazzi, il quale era discendente di Agostino Codazzi, geografo ed eroe nazionale in Venezuela e in Colombia. Nasce in una famiglia di antifascisti cattolici, il padre colonnello e la madre casalinga si dedicano all’antifascismo. Alessandra, combattente appartenente alla 284 Brigata Fiamme Verdi “ Italo”. Da sempre rifiuta di aderire alle organizzazioni giovanili e repressive del fascismo e dai genitori assorbe quel clima di apertura possibilista alla lotta clandestina. La sua casa il 4 agosto del 1943 ospita la 1^ riunione dei maggiori esponenti cattolici (fra cui Giuseppe Dossetti) per decidere se e come passare alla lotta armata. Costituitosi poi il CNL il padre diventa responsabile del Comando Piazza. Arrestato dai tedeschi viene deportato in Germania e vi resta fino alla fine della guerra internato in un lager tedesco.

Alessandra, insieme ai fratelli, decide di partecipare alla lotta clandestina nelle file dei Garibaldini e poi nelle Fiamme Verdi anche se affermò che “comunque ci eravamo trovati bene anche con i Garibaldini, perché eravamo molto rispettati”. Ella descrive il suo impegno resistenziale precisando che il suo compito era quello di tenere i collegamenti fra i diversi distaccamenti e fra questi e il CLN nonché accompagnare persone in montagna, far questi alcuni ebrei. Aveva una buona padronanza della lingua tedesca e venne utilizzata come interprete. La sua adesione fu connotata da una fervida fede cattolica come anche il nome di battaglia scelto "Rosario” attesta.
La storia di Alessandra Codazzi e il suo approdo alla Resistenza, ci induce ad ulteriori riflessioni circa la lotta di liberazione femminile.

Laureatasi in lettere e filosofia all'Università Cattolica del Sacro Cuore​ di​ Milano, allieva di​ Giuseppe Dossetti, è entrata dapprima nell'Azione Cattolica​ e poco dopo nella​ CISL​ di​ Giulio Pastore, dove ha frequentato il "Corso lungo" presso il Centro Studi della CISL a​ Firenze​ con il professor​ Mario Romani. Nella CISL si è occupata delle donne e dei diritti dei lavoratori sino a divenire segretario nazionale della categoria dei tessili. Nel​ 1976​ è stata eletta​ senatrice​ per la​ Democrazia Cristiana​ fino al​ 1987.

Ha lavorato e ha avuto rapporti di stretta amicizia con le colleghe​ Anna Gabriella Ceccatelli,​ Tina Anselmi​ e​ Nilde Iotti.

mercoledì 24 giugno 2020

UE vs Covid19


di Leonardo Gaddini

In questi mesi di crisi economica e sociale dovuta al Covid spesso abbiamo sentito le solite voci sovraniste criticare l'UE per la poca solidarietà, tessendo invece le lodi degli "aiuti" arrivati da dittature come Cina e Russia. Questi però non hanno affatto migliorato la situazione, ma anzi ci hanno dato materiale scadente che poteva essere pericoloso (per esempio i ventilatori arrivati dalla Russia sono stati poi proibiti dallo stesso Putin perchè non funzionanti) l'UE invece (col tipico basso profilo del Nord Europa) ha fatto molto di più:
Mesi fa l’Eurogruppo, dopo molte trattative, ha trovato un accordo definitivo sull’uso del Mes per finanziare la spesa sanitaria anti-Covid. Ogni Stato membro potrà spendere fino al 2% del Pil per sostenere la lotta al Coronavirus ottenendo finanziamenti a tassi agevolati con durata fino a 10 anni e senza alcun tipo di condizionalità da parte del fondo salva-Stati per l'erogazione dei prestiti, o meglio, c'è una sola condizione: che le spese, dirette o indirette, siano destinate ad affrontare la crisi sanitaria e quindi vadano a finanziare gli ospedali e tutta la rete medica di assistenza pubblica. I fondi potranno essere richiesti fino alla fine del 2022 ma sono possibili ulteriori proroghe. I prestiti agli Stati del Meccanismo europeo di stabilità sono pienamente operativi dal 1° Giugno. Per l’Italia sono potenzialmente disponibili fino a 36 miliardi di euro. Ogni Stato membro è libero di decidere se e in quale misura attivare la richiesta di prestiti. Scadenza dei prestiti a dieci anni, tasso annuale a 0,1%, costo una tantum di 0,25% e costo annuale di 0,005%: queste le caratteristiche della nuova linea di credito del Mes dedicata alla pandemia. Il nostro Governo, invece, ha detto che non intende usufruirne per paura che l'UE inserisca clausole successivamente (cosa per altro già negata dalla Commissione, oltre che non essere mai successa prima).
Il Mes non è l'unico strumento previsto, infatti la Commissione ha creato anche "SURE" (Sostegno per attenuare i rischi di disoccupazione in un'emergenza) uno strumento europeo contro la disoccupazione, creato per fornire supporto finanziario di durata limitata nel tempo alle regioni più colpite. La sua funzione è quella di essere destinato a sostegno di altri strumenti (per esempio la cassa integrazione), disponendo di circa 100 miliardi di euro garantiti da tutti gli stati membri. Questo servirà per: proteggere i posti dei lavoratori, fornire supporto finanziario di durata limitata nel tempo e favorire la solidarietà fra gli Stati membri. I posti di lavoro vengono sostenuti tramite i regimi di riduzione dell'orario lavorativo e altre misure analoghe all'interno degli Stati membri. L'attuazione dello SURE dovrebbe consentire all'Unione di rispondere alla crisi sul mercato del lavoro in modo coordinato, rapido ed efficace e in uno spirito di solidarietà tra Stati membri, attenuando così l’impatto per le persone e i settori economici più colpiti e mitigando gli effetti diretti di questa situazione eccezionale sulla spesa pubblica.
Importante è anche il ruolo assunto durante la crisi da parte della Banca europea per gli investimenti (Bei) che ha approvato 7,5 miliardi di finanziamenti per investimenti nella sanità e nel supporto di settori colpiti dalla pandemia nell'Ue. In Italia a beneficiarne saranno anche le imprese innovative e tre navi specializzate per la ricerca sul clima oceanografico. Il board della Bei ha inoltre approvato il sostegno a investimenti per l'energia rinnovabile, l'efficienza energetica, il biogas e i trasporti ecologici In particolare, 3,2 miliardi di euro saranno destinati a investimenti nella sanità pubblica, strutture per anziani, settori più colpiti dalla pandemia, sistemi di credito in diversi Paesi e partner africani e a un piano di azione per il clima e fondi per imprese innovative in Italia. Inoltre, 1,5 miliardi di euro finanzieranno progetti per i trasporti ecologici (ferrovie) e i veicoli elettrici, l'efficienza energetica e l'energia rinnovabile e la ricerca.Il finanziamento del fondo di recupero avverrebbe tramite la raccolta di liquidità data dall'emissione dei recovery bond. Tale liquidità raccolta sarebbe poi distribuita ai governi maggiormente in difficoltà per l'emergenza coronavirus e non dovrebbe essere rimborsata. Su questo ancora si discute, il vertice decisivo avverrà il 18 Luglio allora vedremo cosa avverrà.

Oltre a ciò negli ultimi giorni si discute anche di Recovery fund che significa letteralmente fondo di ricupero. Questa proposta (fatta dalla Francia) che prevede l'istituzione di un fondo ad hoc con lo scopo di emettere obbligazioni, i recovery bond (ribattezzati Ursula bond), con la garanzia del bilancio UE. In questo modo la condivisione del rischio sarebbe comune solo per il futuro, senza una vera mutualizzazione dei debiti del passato cosicché da accontentare i paesi del fronte del Nord come Olanda, Austria, Svezia, Finlandia e Germania, da sempre contrari ad una classica condivisione degli oneri legati ai debiti. Il finanziamento del fondo di recupero avverrebbe tramite la raccolta di liquidità data dall'emissione dei recovery bond. Tale liquidità raccolta sarebbe poi distribuita ai governi maggiormente in difficoltà per l'emergenza coronavirus e non dovrebbe essere rimborsata. Su questo ancora si discute, il vertice decisivo avverrà il 18 Luglio allora vedremo cosa avverrà.

Insomma, differentemente a quello che la narrativa abitualmente ci racconta, l'UE è intervenuta con forza e prontezza per sostenere il nostro Paese. Questa vicenda ci ha insegnato che ormai nel mondo moderno i problemi non si fermano alle frontiere nazionali e solo con la solidarietà e con un'organizzazione sovranazionale si può uscire dalle crisi. Quindi invece di cercare di isolarsi bisognerebbe andare avanti nel processo di integrazione europea, magari potremmo cominciare delegando più competenze in materia sanitaria creando così una vera Unione Europea della salute. Questa sarebbe una grandissima conquista per tutti oltre che un importante passo in avanti verso la Federazione.  

martedì 23 giugno 2020

Sondaggi #ForumalCentro


Ecco il riepilogo dei 6 sondaggi, con i relativi risultati, fatti la scorsa settimana.

Hai mai visto la pagina @ForumalCentro o l'hashtag #ForumalCentro?
Si 62%
No 38%

Come giudichi l'idea di uno spazio digitale (#ForumalCentro) di incontro, di discussione e di proposta culturale e politica?
Giusta 86%
Sbagliata 0%
Non saprei 14%

Pensi sia utile ricostruire la politica dal basso e con idee condivise dai partecipanti al Forum?
Si 75%
No 25%

Pensi sia giusto superare lo schema destra-sinistra?
Si 60%
No 40%

Ti senti idealmente vicino ad un partito/movimento attualmente presente in parlamento?
Si 23%
No 77%

Hai partecipato o lo farai in futuro, alle attività di #ForumalCentro?
Partecipo 60%
Parteciperò 33%
Non mi interessa 7%


Andiamo avanti così cari amici ✌️

venerdì 19 giugno 2020

Maria Montessori, un’educazione per la pace

di Valeria Frezza
 

Maria Montessori è un’educatrice, pedagogista, filosofa, medico, neuropsichiatra infantile, scienziata internazionalmente nota per il metodo educativo che prende il suo nome, adottato in migliaia di scuole materne, elementari, medie, superiori in tutto il mondo e prima donna a laurearsi in medicina in Italia. Il suo impegno per l’educazione, ed in particolare quella dei minorati mentali, è noto a tutti.

Maria Montessori ha dedicato anche molta attenzione alla questione dei diritti delle donne e alle condizioni di svantaggio sociale delle classi più deboli. Invece io vorrei parlare dell’ impegno di Maria Montessori per la pace.

 La pace e la via per costruirla sono sempre state al centro della sua riflessione e fu proprio attraverso il suo lavoro con i bambini che ella arrivò alla soluzione: l’educazione è l’arma della pace.

Con il suo lavoro Maria Montessori ci fa capire che le guerre non dipendono solo da squilibri economici e le cause più profonde sono da riscontrare in interventi educativi inadeguati nell’infanzia. La pace è dunque innanzitutto un problema pedagogico e la responsabilità ultima della sua realizzazione è l’educazione. La politica può evitare le guerre, ottenere che i conflitti si risolvano attraverso negoziati ma per creare le premesse per un mondo di pace l’educazione è la vera strada.

Non l’approccio basato sulla formazione di individui dipendenti, eterodiretti, competitivi e alla ricerca continua di approvazione ma un’ educazione che ponga il bambino che apprende in una posizione attiva; “il bambino non è debole e povero ma è maestro anche nei riguardi della sua educazione. Questa non è una esaltazione fuori misura dell’infanzia, è una grande verità” (cit.)

Un’ educazione così concepita consente al bambino di diventare un adulto libero, capace di autodirigersi nella vita, autonomo eppure in comunione con gli altri, artefice un domani di un mondo migliore. Questo necessita l’impegno e la responsabilità di tutta la società. I governi devono assegnare all’educazione l’importanza che essa merita ma anche ogni singolo individuo dovrebbe impegnarsi a lavorare su di sè e diventare protagonista del cambiamento.

“La difesa dei popoli non può poggiare sulle armi e le armi non potranno mai assicurare la pace e la prosperità di nessun popolo finché non si ricorrerà a questo grande armamento della pace che è l’educazione”(cit.)

Sembra quasi che la scuola sia diventata un baby parking ovvero un posto dove lasciare frettolosamente i propri figli per andare a lavorare. Non è così. La scuola si impegna in un proficuo rapporto di collaborazione con la famiglia. La scuola è il luogo dove si formano le nuove generazioni che un domani diventeranno la futura classe dirigente del nostro paese, non è l’ultima ruota del carro e tutti devono assumersene la responsabilità. Siamo garanti dell’armonia che deve esserci nella società, a casa e a scuola. Non un sistema di istruzione schizofrenico, in balìa della precarietà, dell’incertezza, dell’improvvisazione e nemmeno una scuola anestetizzata.

Concludo con una citazione di Maria Montessori: “Il bambino è una sorgente d’amore; quando lo si tocca, si tocca l’amore. Il nostro mondo è stato lacerato e ha ora bisogno di essere ricostruito.”

 

 


giovedì 11 giugno 2020

"Mulieris Dignitatem" di Giovanni Paolo II (1988) sulla dignità e vocazione della donna

di Valeria Frezza

Nella Mulieris Dignitatem, Giovanni Paolo II ha voluto approfondire le verità antropologiche fondamentali dell’uomo e della donna: l’uguaglianza in dignità e l’unità dei due, la profonda diversità tra il maschile e il femminile e la loro vocazione alla reciprocità e alla complementarietà, alla collaborazione e alla comunione. Questa unità dell’uomo e della donna si basa sul fondamento della dignità di ogni persona, creata a immagine e somiglianza di Dio, il quale “maschio e femmina li creò”.

Dio vuole l’uomo e la donna come persone eguali e chiama i due alla comunione d’amore mediante la reciproca donazione. Quanto avviene nel matrimonio diventa così il paradigma dei rapporti interpersonali tra uomo e donna. Il peccato deforma il senso dei rapporti tra di loro e l’uguaglianza, la comunione e la donazione sono minacciate dalla disuguaglianza, dalla contrapposizione, dal dominio e dal possesso “verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà” (Gen.3,16). Le varie discriminazioni alle quali la donna è soggetta trovano nel peccato la spiegazione più profonda. Sono discriminazioni che vanno superate. Ciò è possibile attraverso la salvezza che viene da Cristo. L’atteggiamento di Gesù è libero dai condizionamenti del tempo. La “novità del Vangelo” esalta la vera dignità della donna e la vocazione corrispondente a questa dignità. Come donna è chiamata a realizzarsi nella comunione con l’altro e nel dono di sé., centrale è l’affermazione della sua dignità e nel contempo il valore della sua femminilità.

In una società e in una cultura nelle quali lo sviluppo tecnico-scientifico è spesso distorto, per evitare il rischio che si perda la centralità della persona umana, l’avvenire dovrà imprescindibilmente passare attraverso la donna.

In Maria, la Vergine Madre di Dio, si sono manifestate in pienezza la dignità e la vocazione della donna. Maria è l’archetipo di tutti gli esseri umani, uomini e donne, chiamati alla comunione di amore con Dio. In particolare, Maria ha vissuto questa comunione che è propria ed esclusiva della donna: l’unione tra madre e figlio. La donna si trova al centro di questo evento salvifico. L’autorivelazione di Dio che è contenuta nell’annunciazione di Nazareth. “Il Verbo si fa carne” e Maria raggiunge un’unione con Dio tale da superare le aspettative umane e diviene madre del Messia che è “Figlio dell’Altissimo”.

Chiamando la donna alla maternità, Dio le ha affidato in maniera speciale l’essere umano. L’uomo però rischia di ridurre la maternità ad un ruolo sociale ma che di fatto mette in disparte e non valorizza pienamente le potenzialità della donna per la costruzione della comunità o abbandonare il femminile con i tratti che lo caratterizzano.

La Lettera, riflettendo sulla presenza e l’impegno femminile nella Chiesa afferma che “è giunta l’ora in cui la vocazione della donna si svolga con pienezza, l’ora in cui la donna acquisti nella società un’influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto.

Queste affermazioni sono di grande attualità perché purtroppo la questione femminile ha lasciato la via del rifiuto del maschio che non cerca la cooperazione in una profonda integrazione dei due sessi e continua ad essere una questione disputata. La donna è riconosciuta ed elogiata quasi esclusivamente per il suo servizio sociale e di carità ma raramente è vista come promotrice di cambiamento culturale e si scontra con una mentalità maschilista ed autoritaria, che non lascia spazio per ruoli direttivi o di collaborazione. La donna ha un grande contributo da offrire con le sue intuizioni, la sua capacità di dialogo, di proposta e di mediazione, giudicata per la sua bellezza ed esteriorità e non per i valori veri e profondi che potrebbero essere valorizzati per la costruzione di una società migliore e di una Chiesa più equilibrata e plurale.

Papa Francesco dice che spesso il ruolo di servizio della donna scivola verso un ruolo di “servitù”. È tempo, dice Papa Francesco nel discorso del 7 febbraio 2015 alla Plenaria del Dicastero della Cultura che le donne siano pienamente partecipi dei vari ambiti della vita sociale ed ecclesiale e mette l’accento sull’urgenza di offrire spazi alle donne favorendo una presenza più capillare ed incisiva con un maggiore coinvolgimento nelle responsabilità pastorali.  

“Quando le donne possono trasmettere i loro doni, il mondo si ritrova più unito e più in pace. Perciò, una conquista per la donna è una conquista per l’umanità intera” cit. Papa Francesco

 

Fonti: Avvenire, Lettera Apostolica Mulieris Dignitatem (15 agosto 1988) Giovanni Paolo II, Chiesa Cattolica


End Qualified Immunity

di Leonardo Gaddini

Il Deputato Justin Amash (diventato da poco il primo parlamentare della storia appartenente al Partito Libertario) ha presentato un progetto di legge per porre fine all'immunità qualificata, un'insidiosa dottrina legale, spesso criticata, che consente agli agenti di polizia di violare i diritti civili con assoluta impunità, se tali diritti non sono stati enunciati con precisione quasi identica nella giurisprudenza preesistente. Teoricamente dovrebbe servire per protegge i pubblici ufficiali da cause civili fasulle, ma praticamente, permette spesso cattive condotte da parte degli agenti. La morte di George Floyd per mano dell'ex poliziotto di Minneapolis, Derek Chauvin, ha costretto a nuova vita il dibattito, facendo luce su una dottrina che molti dicono che abbia contribuito a creare un ambiente di abusi della polizia. Amash ha annunciato domenica scorsa che avrebbe introdotto l'End Qualified Immunity Act, con la Deputata democratica Ayanna Pressley che firmerà come cosponsor.

Questa legge è sempre stata oggetto di critiche, perchè usata spesso per legittimare veri e propri reati fatti da poliziotti. Per esempio due poliziotti a Fresno, in California, hanno ottenuto l'immunità qualificata dopo aver presumibilmente rubato $ 225.000 mentre eseguivano un mandato di perquisizione perché non era stato "chiaramente stabilito" nella giurisprudenza che il furto fosse sbagliato. A un ufficiale del dipartimento di polizia di Los Angeles è stata concessa l'immunità qualificata dopo aver sparato, senza preavviso, a un ragazzo di 15 anni disarmato che stava andando a scuola, perché l'amico del ragazzo aveva in mano una pistola a pallini. Uno sceriffo della Contea di Coffee, in Georgia, ha ricevuto l'immunità qualificata dopo aver sparato a un bambino di 10 anni mentre mirava a un cane non minaccioso. L'elenco, purtroppo, continua. Le decisioni dei tribunali in quei casi indicano che ogni ricorrente non aveva alcun ricorso legale per chiedere un risarcimento per beni persi o spese mediche.

La proposta di Amash è stata appoggiata dai parlamentari del Partito Democratico, ma da nessun repubblicano, nonostante le loro costanti dichiarazioni a favore della libertà e contro gli abusi di potere dello Stato. Ma allora perché sono così lenti ad applicare la stessa logica anche alla polizia? A pensar male si potrebbe dire che il motivo è che la stragrande maggioranza dei poliziotti alle ultime elezioni hanno votato per Donald Trump... lo stesso che non ha speso mezza parola per condannare l'omicidio di Floyd e lo stesso che ha anche l'appoggio dei suprematisti bianchi.

Le violenti proteste di questi giorni sono quindi la risposta a situazioni di ingiustizia e di abusi di potere che membri della polizia hanno inflitto ai cittadini americani, si consideri il caso di Eric Garner, morto nel 2014 dopo che l'ufficiale del Dipartimento di Polizia di New York City (NYPD), Daniel Pantaleo, lo ha soffocato per la vendita di sigarette sfuse, (anche le sue ultime parole furono "Non riesco a respirare"). Credo sia importante però, far capire alla gente che non è qualcosa che sta succedendo solo negli USA (anche se la situazione è molto grave), ma la supremazia bianca, l’abuso di potere, la violenza su quelli che si considerano deboli e inferiori sono un qualcosa che purtroppo ci infetta tutti (come dimostrano le proteste in Europa), ma contro cui possiamo (anzi dobbiamo) combattere, però non attraverso la violenza e le distruzioni viste negli ultimi giorni, cose a cui sono fortemente contrario, ma solo attraverso la cultura e l'istruzione si potrà creare una società più aperta e tollerante.

venerdì 5 giugno 2020

La cultura dell'oggettivazione della donna #Donnealcentro

di Valeria Frezza

Un fenomeno che riguarda soprattutto le donne è l’oggettivazione, cioè il non riconoscimento come soggetto. Un fenomeno che spesso passa inosservato, se non addirittura accolto dalle donne stesse. Il corpo femminile viene sessualizzato, mercificato e oggettivato in modo diverso da quello maschile. L’oggettivazione è una forma di deumanizzazione che riduce la donna a oggetto, strumento, merce che legittima anche la violenza.

Si parla di oggettivazione sessuale quando la donna viene trattata come un corpo disponibile per l’uso e il piacere degli altri, il suo valore dipende soltanto dall’abilità di attrarre sessualmente.

Questo fenomeno che coinvolge maggiormente le femmine, impatta negativamente sulle prospettive lavorative, sull’interazione sociale e anche sul benessere psicofisico, conduce infatti all’auto-oggettivazione, a interiorizzare la prospettiva dell’osservatore, trattando se stesse come cose da misurare in base all’aspetto fisico. Trascurando capacità e competenze, emozioni ed esigenze, ricordi, desideri, affermazione personale si diventa più inclini a condizioni di stati ansiosi, depressivi, disagi sessuali, disordini alimentari.

Eppure oggi la donna si è emancipata, è libera e si confronta su piani diversi, ma spesso si realizzano immagini femminili secondo canoni maschili. L’oggettivazione riservato alla donna riflette le discriminazioni che ancora sussistono nei confronti del genere femminile in ambito lavorativo, politico e sociale, accentua la tolleranza di stereotipi e indirettamente anche di molestie, oltraggi e violenze. Nella nostra società non riusciamo ad eliminare le concezioni tradizionaliste. Esempi di oggettivazione: nei media le donne vengono spesso raccontate tutte uguali ed interscambiabili, prive di personalità, sempre giovani e belle, bambine sessualizzate e adulte infantilizzate, l’uomo invece è ipermascolinizzato. I media sottolineano forza fisica e dominanza sessuale negli uomini, bellezza, magrezza e passività nelle donne. Pubblicano foto di donne per dire se sono belle o brutte, per commentarne il look, escort (rapporti commerciali-sessuali), quote rosa sminuite e svalutate.

L’ossessione per il corpo dell’altra: i media tradizionali sono stati per anni i veicoli di questa cultura sessista, ai tempi di internet la situazione è peggiorata, c’è una compulsività che spinge a considerare ancora di più il proprio corpo come un oggetto. Le ragazze giovani ammettono di passare molto tempo sui social chepossono incentivare il fenomeno dell’ auto-oggettificazione del proprio corpo. L’unica soluzione è un utilizzo più coscienzioso delle ragazze che dovrebbero cercare di esporsi e di postare meno frequentemente le proprie immagini e non seguire pagine di persone che pubblicano certi tipi di immagini.


Fonte: Repubblica