mercoledì 7 aprile 2021

Appello di #ForumalCentro per un’Europa sovrana e federale

La firma dell’accordo inter-istituzionale da parte di Ursula von der Leyen, David Sassoli e Antonio Costa in rappresentanza di Commissione, Parlamento e Consiglio dell’UE segna l’avvio formale del percorso della Conferenza sul futuro dell’Europa, che partirà il prossimo 9 maggio, giorno della Festa dell’Europa.

Sassoli ha sottolineato che al centro dovranno esserci la società civile, i giovani, l’accademia, ma anche i parlamenti nazionali e gli enti locali in un percorso innovativo di dibattito volto a disegnare e rafforzare la democrazia europea del futuro in un nuovo contratto sociale europeo fondato sulla ormai acquisita consapevolezza di un destino comune. Costa ha ricordato che esistono visioni diverse sul futuro dell’Europa e per questo è importante il dibattito nella Conferenza, per trovare una visione comune di un’Europa giusta, verde, digitale e sociale ragionando delle politiche e delle istituzioni europee senza tabù. Von der Leyen ha espresso il desiderio di un’Europa leader nella transizione ecologica e digitale, che non lascia nessuno indietro, che combatte la pandemia, protegge i cittadini e difende la Democrazia, consapevole che vi sono altre 450 milioni di visioni dell’Europa, quanti sono i cittadini europei. Cittadini cui la Conferenza offre un’occasione per esprimersi, confrontarsi e discutere. E si parte nel mezzo della pandemia, perché la crisi ha mostrato i limiti e le potenzialità dell’Unione e la necessità di rafforzarla perché sia in grado di affrontare le prossime crisi.

Nei momenti storici di grande cambiamento, se le comunità vogliono governare i nuovi processi ed evitare di cadere in un declino irreversibile, devono saper adattare le loro istituzioni. L'Unione Europea, dopo la fine della guerra fredda, si è adattata e l’ha fatto con un primo passo cruciale creando l'unione monetaria e poi con l’aumento delle sue competenze con il Trattato di Lisbona, con cui ha rafforzato il ruolo legislativo del Parlamento Europeo, ma non è riuscita a creare un’unione fiscale e politica come conseguenza, l'UE si è trovata priva degli strumenti adeguati per reagire efficacemente alle sfide e alle crisi dell'inizio del XXI secolo: il crollo finanziario, i flussi migratori, il ritorno dei nazionalismi, questo ha portato l’UE a essere più debole e più piccola con l’uscita del Regno Unito.

Molti dei problemi dell’UE derivano da un'eccessiva concentrazione di potere in seno al Consiglio Europeo, che è espressione dei governi nazionali, bloccato spesso da veti incrociati. Un altro grave problema è costituito dall'incapacità di sviluppare una politica estera comune in grado di promuovere gli interessi strategici comuni dell'Europa e la situazione in Libia e i rapporti tesi con la Turchia e la Russia ne sono un esempio. Ma con la crisi sanitaria senza precedenti dovuta al Covid e il crollo delle economie, l'Europa ha reagito unita, mostrando una nuova volontà politica e indicando la via da seguire per il futuro dell'integrazione europea: ha posto le fondamenta per un’Europa della Salute con una strategia comune di vaccinazione senza precedenti, e ha dato vita ad un piano di ripresa finanziato da un debito comune che dovrà essere ripagato anche da tasse europee sui giganti digitali e finanziari e sulle emissioni inquinanti. Si tratta di un piano federale che esplicita un'impostazione di governance comune che deve diventare permanente perché fa compiere un grande salto all’Unione Europea verso la creazione di un'Unione fiscale e di una base finanziaria comune capace di affermare la sovranità europea sia all'interno che all'esterno.

Come cittadini, noi ora aspettiamo con grande speranza l'inizio della Conferenza sul Futuro dell'Europa. Sarà il modo migliore per riunire cittadini, rappresentanti della società civile, ONG, sindacati, rappresentanti delle istituzioni nazionali ed europee, per discutere e decidere come procedere per adattare le istituzioni e completare la costruzione della nostra Europa federale. Noi oggi abbiamo bisogno e vogliamo un'Unione politica forte e legittimata, dotata in autonomia delle necessarie risorse finanziarie e in grado di affrontare le grandi sfide transnazionali del nostro tempo, per agire con efficacia su un'ampia gamma di politiche, che vanno dal cambiamento climatico, alle crescenti disuguaglianze sociali, alle forme e strumenti di produzione sostenibile e all'economia civile e sociale, al lavoro, alla salute e alla migrazione, fino agli affari esteri e alla difesa per affidarle un ruolo sempre più di equilibrio nello scenario internazionale, per promuovere anche all'estero i valori fondamentali di Democrazia e Libertà dell'UE e per garantire la sicurezza dei cittadini europei. Il procedimento di federalizzazione potrà procedere con successo solo se sarà accompagnato anche dallo sviluppo di una cultura comune europea che ci faccia sentire veramente cittadini di uno Stato comune.

Per questo #ForumalCentro ha deciso di aderire all’appello promosso dall’Unione dei Federalisti Europei volto a chiedere di rafforzare la Democrazia a livello europeo, con veri partiti politici europei e con vere campagne elettorali europee che prevedano una circoscrizione elettorale pan-europea con liste transnazionali guidate dai candidati alla presidenza della Commissione Europea. Il tempo per realizzare un’Europa federale è ora: ora o mai più. Non sprechiamo questa opportunità.

lunedì 5 aprile 2021

Maltrattamento psicologico: come difendersi? #donnealcentro

 di Valeria Frezza

“Il maltrattamento psicologico può distruggere completamente una persona, la violenza emotiva, il sentirsi controllati e non amati. Un silenzio, uno sguardo freddo o un’occhiata di disprezzo possono fare molto male”(cit. De Armenta).

 

Gli episodi di violenza domestica e i femminicidi aumentano di giorno in giorno ma la violenza fisica non è l’unica forma di violenza.

La violenza psicologica è una forma invisibile di maltrattamento, è una violenza subdola e spesso difficile da riconoscere e dimostrare e può degenerare in violenza fisica.

 

Il maltrattamento psicologico e la dipendenza patologica sono molto difficili da curare.

Il maltrattatore ha l’obiettivo di sottomettere una persona senza che questa ne sia consapevole, esercita una pressione emotiva e sessuale: insulta, urla, ridicolizza, disprezza, fa sentire la vittima inutile e che non vale niente, è geloso, controlla, minaccia e fa sentire in colpa la vittima.

Il maltrattatore psicologico è abile a rigirare la frittata facendo ricadere la colpa sulla vittima, le ferite e i lividi non saranno sulla pelle, ma nell’anima.


La reiterazione di comportamenti e modelli relazionali sbagliati che convogliano sull’idea che la donna valga poco, diffamazione, insulti, minacce, obiezioni, giudizi, critiche, accuse, rimproveri, trascuratezza, discredito e silenzio, questi sono tutti segnali che il maltrattatore psicologico senta la vittima in suo potere, soggiogata e che quindi non ha nessuna intenzione di scusarsi.

Questa violenza può causare un trauma psicologico che può includere ansia, depressione cronica, crollo dell’autostima, a sentirsi insicura delle proprie capacità a vedere nel maltrattatore l’unico punto di riferimento.


                                        



Aggressività e collera vengono spesso confuse. Una persona si incollerisce ed è aggressiva anche se manifesta il suo malcontento. Si può essere aggressivi anche senza mai alzare la voce. Il maltrattatore psicologico non sempre alza la voce, presenta spesso un atteggiamento calmo, una apparente neutralità o addirittura benevolenza, il rifiuto di riprendere la conversazione è un esempio di silenzio aggressivo o viene fatto per incrementare il senso di colpa della vittima.


Lo sbaglio che fa spesso la vittima è di assumersi la responsabilità e perdonare il maltrattatore senza che ci sia un vero cambiamento maturato nel tempo e senza essere guarita dalla dipendenza psicologica, purtroppo non è sempre facile trovare un aiuto perché ci sono comportamenti e modi di pensare stereotipati molto diffusi ma bisogna sempre tentare ed intervenire prima che sia troppo tardi.


“Una donna dovrebbe essere chi e cosa vuole”(cit. Coco Chanel)






Il caso Daphne Galizia

Di Leonardo Gaddini. 

Il 16 ottobre del 2017 a Bidnija, nel nord dell’isola di Malta, a causa dell’esplosione di una bomba nella sua auto, Daphne Anne Caruana Galizia è morta all'età di 53 anni. Nell’aprile del 2017, tra le sue varie inchieste con a oggetto la corruzione e i legami tra malavita e politica, la giornalista aveva pubblicato una serie di articoli che accusavano la moglie dell'allora Primo Ministro maltese, Joseph Muscat di possedere una società off shore, attraverso la quale avrebbe ricevuto un milione di dollari dalla figlia del Presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev. Lo scandalo, da cui poi fu assolto nel luglio 2018, aveva portato alle dimissioni di Muscat e a elezioni anticipate, che poi il leader laburista aveva vinto con grande margine. L'inchiesta rientrava nei reati finanziari contenuti nei cosiddetti “Panama Papers”.

Nei giorni successivi all’esplosione dell’auto di Caruana Galizia, la polizia di Malta, aiutata nell’indagine dall’FBI, dall’Europol e da uno speciale dipartimento investigativo della Finlandia, aveva arrestato una decina di persone in relazione all’omicidio, tre delle quali: i fratelli George e Alfred Degiorgio e il loro amico Vincent Muscat (omonimo, ma non parente del primo ministro) che sono stati incriminati nel luglio del 2019 per sei diversi reati, tra cui omicidio volontario e possesso e detonazione di esplosivo. Le autorità maltesi hanno ricevuto molte critiche sia dalla famiglia della giornalista che da organizzazioni internazionali, tra cui il Consiglio d’Europa, per non essere riuscite a garantire indagini indipendenti ed efficaci sul caso, e perchè il Governo, nonostante i molti mesi passati dall'omicidio, non aveva ancora aperto un’indagine per trovare il mandante. Alla fine il Governo ha ceduto alle pressioni e finalmente lo scorso settembre ha aperto un'inchiesta affidandola al giudice Michael Malla. Circa un mese dopo le indagini hanno portato all'arrestato di un uomo, il tassista Melvin Theumaso, sospettato di aver fatto da tramite tra il presunto mandante e gli assassini della giornalista. A Theumaso, in cambio di informazioni, era stata concessa l’immunità. E a quel punto è arrivata la svolta.

Lui ha dichiarato che lo scorso 20 novembre, infatti, è stato arrestato Yorgen Fenech, imprenditore maltese che è anche gestore di una centrale elettrica costruita nel 2013 a Malta grazie a una concessione statale che, secondo un'inchiesta di Reuters, è stata ottenuta grazie al pagamento di tangenti. Fenech, poi è soprattutto il capo di 17 Black, una società registrata a Dubai che avrebbe effettuato pagamenti per oltre 1,5 milioni di euro ad altre due società off shore con sede a Panama di proprietà di due membri del governo maltese: Konrad Mizzi, ex Ministro dell’Energia e del Turismo, e Keith Schembri, l'allora capo dello staff del Primo Ministro. Entrambi sono stati interrogati dalla polizia e poi si sono dimessi. Pochi giorni dopo anche l'ex Ministro dell’Economia Chris Cardona si è dimesso per essere stato implicato nelle indagini. Il giorno prima dell'udienza in tribunale però il tassista Theuma è stato ritrovato in fin di vita, in una pozza di sangue, nel suo appartamento. Secondo gli inquirenti, i tagli alla gola e sul torace sono riconducibili a un tentato suicidio, anche se rimangono forti dubbi sulla dinamica. 

Tutte queste società sono riconducibili a Chen Chen, un dirigente di Accenture originario di Shangai che ha negoziato degli investimenti in Malta per conto di Shangai Electric Power, una compagnia di produzione energetica controllata dal Governo di Pechino. Gli investimenti maltesi in questione, del valore di 320 milioni di dollari, sono stati descritti da politici cinesi e maltesi come un componente della Belt and Road Initiative, la "Nuova Via della Seta", un immenso canale di investimenti e infrastrutture gestito dal Dragone. Sarebbero serviti per l’acquisizione di una parte di Enemalta, l’unica compagnia energetica dell’isola. Nel 2016 Caruana Galizia aveva identificato il ruolo cruciale di Chen nella negoziazione degli investimenti, il suo nome era comparso tra i documenti di Panama Papers. Ma non è finita. Una delle piste battute da Caruana Galizia prima del suo assassinio era incentrata sulla compravendita di visti di residenza maltesi da parte di facoltosi clienti cinesi, uno dei business più redditizi a Malta. Il pool investigativo ha scoperto un collegamento diretto tra Chen e Mao Haibin, CEO di Shanghai Overseas Chinese Exit-Entry Services, ossia la compagnia cinese che vende in esclusiva i visti di residenza in Cina, Hong Kong e Macao per conto del governo maltese. L’intera investigazione è più complessa e ramificata di quanto descritto finora, coinvolge diversi politici maltesi (di cui alcuni sotto processo) e svariate compagnie dal profilo sospetto. Ma la pista cinese ha aggiunto una nuova dimensione al caso di Daphne Caruana Galizia, gettando luce su un complesso sistema di corruzione internazionale. 

Reuters, in un'altra sua inchiesta, ha poi pubblicato alcuni dettagli della confessione che Vincent Muscat aveva fatto alla polizia nell’aprile del 2018. Lui ha raccontato che nell’estate del 2017 aveva accompagnato il suo amico Alfred Degiorgio al Busy Bee, un bar a La Valletta. Pochi minuti dopo Degiorgio era tornato in macchina e gli aveva comunicato che erano stati incaricati di uccidere la giornalista Caruana Galizia, in cambio avrebbero ricevuto 150mila euro, di cui 30mila in anticipo. L’idea iniziale era spararle da lontano con un fucile e per questo la seguirono per giorni, poi però decisero di ucciderla facendo saltare in aria l’auto in cui si trovava. Muscat ha raccontato che usarono una bomba acquistata da criminali maltesi e fornita dalla mafia italiana (arrivata sull'isola a bordo di un catamarano partito dalla Sicilia). Dopo l’arresto Fenech ha ottenuto di essere rilasciato su cauzione, ma nella serata del 30 novembre è stato accusato formalmente di essere stato complice dell’omicidio di Caruana Galizia, in quanto l’avrebbe organizzato e finanziato pagando gli esecutori materiali, oltre che di essere membro di un’organizzazione criminale. Fenech si è dichiarato non colpevole e ha accusato direttamente l’ex capo dello staff del Primo Ministro, Schembri.

La famiglia di Caruana Galizia e diverse organizzazioni della cosiddetta società civile hanno detto che non smetteranno di scendere in piazza, e il Times of Malta (il più importante giornale dell’isola, che ha collaborato a diverse inchieste sull’omicidio della giornalista) ha pubblicato un editoriale molto duro dicendo che ogni giorno in più in cui il Primo Ministro decide di non andarsene sarà comunque "un giorno di troppo". Ora la questione non riguarda più solo i legami poco chiari tra politici e imprenditori, ma tra politici e criminali, infatti la persona ora accusata di cospirazione nell’omicidio, Yorgen Fenech, ha implicato nel crimine l’aiutante più vicino al Primo Ministro, ovvero Schembri, e sono emerse prove dei tentativi dell’ex capo dello staff di deviare il corso della giustizia. Dopo le rivelazioni e diverse manifestazioni nelle piazze di tutto il Paese, il Premier Muscat si è dimesso per la seconda volta e il Presidente della Repubblica, George Vella, ha nominato Primo Ministro Robert Abela che era da poco diventato il nuovo leader del Partito Laburista.

lunedì 22 marzo 2021

Partecipazione webattiva. Nuove forme di partecipazione attiva.

 di Armando Dicone


Dopo le leadership della seconda Repubblica, che si sono trasformate nell'uomo solo al comando, abbiamo bisogno di "membership", di appartenenza, di far parte di una comunità che condivide valori, idee e decisioni. Dobbiamo ricostruire la politica in modo orizzontale, con meritocrazia e meno decisioni calate dall'alto, non "uno vale uno", ma facendo emergere i talenti di ognuno in base alle competenze e non alle buone amicizie.

Vorrei sottoporvi tre citazioni che trovo molto efficaci, per evidenziare la necessità di partecipazione attiva ed organizzata:
"La democrazia è il potere di un popolo informato";
"È nel sonno della pubblica coscienza che maturano le dittature";
"Quando il cittadino è passivo è la democrazia che s’ammala";
A. Tocqueville

Se dobbiamo ricostruire la politica, per costruire una democrazia rappresentativa ma partecipata, non possiamo che "abitare" il digitale. Non possiamo lasciare che altri occupino indisturbati uno spazio così importante per la società contemporanea.

Vi espongo solo alcuni dati:
(dati oberlo)
Gli utenti italiani su Twitter sono 12,8 milioni, l’età media è di 32 anni, 66% uomini, 34% donne, il tempo medio trascorso su Twitter è di 3,39 minuti per sessione;

Facebook raggiunge il 60,6% degli utenti di internet, 1 italiano su 2, ovvero il 50% della popolazione, l'età media si aggira intorno ai 35 anni, con le seguenti percentuali:
30/35 anni: 98%
36/45 anni: 78%
46/59 anni: 59%
In media, gli utenti trascorrono 58,5 minuti al giorno su Facebook;

Instagram raggiunge 28,8 milioni di italiani, la fascia d’età più popolare riguarda gli utenti tra i 25 e i 34 anni, seguita dagli utenti tra i 18 e i 24 anni, 53 minuti al giorno è la media utente.

Alcuni dati Istat (indagine "Aspetti della Vita Quotidiana") mostrano che il 32% degli elettori segue la politica soprattutto attraverso la tv; al secondo posto c'è internet con il 26% novità assoluta di questi ultimi anni; al terzo posto, i quotidiani con il 15 %.

Uno studio di "sociometrica" dimostra che se al voto andassero solo i "naviganti del web", il M5S avrebbe il 47% dei voti e se aggiungete il 40% di lega e FdI nei sondaggi vi sarà chiaro che moriremo di bi-populismo.

Ho raccolto questi dati per rendere più urgente l'azione che dobbiamo compiere: abitare le nuove piazze. Non immagino un nuovo mondo in cui ogni essere umano è isolato, tutt'altro.
Penso sia possibile coniugare community con comunità, digitale con incontri in presenza, ma credo che fare a meno del web sia un suicidio culturale e politico inevitabile.
Il digitale tra l'altro accorcia le distanze, perché non tutti vivono a Roma o nei grandi centri urbani, azzera le differenti disponibilità economiche degli attivisti, rende la partecipazione attiva possibile per tutti.

Noi centristi, che ci differenziamo dai populisti e sovranisti, non dobbiamo usare il web per cavalcare il sentiment del popolo, né per conquistare like con l'alterazione della cronaca, ma per aggregare, per mettere in rete talenti, competenze, studi e passione politica.
"Forum al Centro" è nata anche per questo, per colmare quel vuoto che la nostra area culturale e politica ha lasciato ad altri per troppo tempo, cercando di agire come una comunità webattiva che cresce insieme in una "scuola di democrazia partecipata", sempre con umiltà e grande passione. 

Grazie per l'attenzione.

lunedì 15 marzo 2021

Il femminicidio e il potere diseguale tra uomo e donna #DonnealCentro #ForumalCentro

 di Valeria Frezza

Il termine femminicidio rappresenta la violenza perpetrata dagli uomini ai danni delle donne in quanto appartenenti al genere femminile.

Le donne vittime di omicidio volontario nell’anno 2019 in Italia sono state 111, lo 0,36 per 100.000 donne. Nel 2018 erano state 133.

Per l’anno 2020 il numero degli omicidi volontari evidenzia un calo generale rispetto all’analogo periodo del 2019, quando si sono registrati 161 omicidi, a fronte dei 131 del 2020. Il numero delle vittime di sesso femminile tuttavia aumenta passando da 56 a 59, effetto soprattutto dovuto all’aumento degli omicidi delle donne del mese di gennaio 2020.

La serie storica degli omicidi per genere mostra come siano soprattutto gli omicidi di uomini a essere diminuiti in 25 anni (da 4,0 per 100.000 maschi nel 1992 a 0,8 nel 2017), mentre le vittime donne di omicidio sono rimaste complessivamente stabili (da 0,6 a 0,4 per 100.000 femmine).

Nella maggior parte dei casi gli autori di questi delitti sono mariti, ex fidanzati e comunque persone appartenenti alla cerchia affettiva delle mura domestiche.

Queste donne non hanno rispettato ruolo ideale di donna imposto dalla tradizione: la donna obbediente o la donna sessualmente disponibile. E’ importante sottolineare che il femminicidio coinvolge tutte le forme di discriminazione e violenza di genere, che annullano la donna nella sua identità e libertà non soltanto fisica, ma anche psicologica e partecipativa alla vita pubblica. Oltre alla violenza fisica e sessuale, esiste una violenza psicologica.

Questo tipo di violenza nasce con l'intenzione di controllare la vita dell'altra persona attraverso l'isolamento, per esempio dagli amici, impedendo di parlare anche con i propri familiari, umiliando la donna, facendola sentire incapace, inadeguata attraverso parole, giudizi e azioni.

Possono subire ostracismo ed esclusione sociale sul posto di lavoro o nelle relazioni interpersonali. L’ostracismo è una forma di punizione sociale, spesso generato da una forte disuguaglianza, acuite da mancanza di opportunità e cambiamento che portano a sentimenti di frustrazione e di impotenza.

 Si esplicita attraverso i pregiudizi, le discriminazioni,  le credenze o i valori personali.

 Qualsiasi rifiuto, provato in una di queste situazioni, può avere gravi conseguenze per chi lo subisce.

Il termine ostracismo deriva dal greco ostrakon, una pratica che, tramite un voto, condannava all’esilio quei cittadini che rappresentavano una minaccia per la comunità. Oggi si tratta di un fenomeno che si verifica a seguito di un tacito consenso e che può essere mostrato in maniera velata o in modo aperto ed esplicito.

 Tutti i comportamenti che ledono la dignità della donna rientrano nella violenza fatta per ridurla psicologicamente dipendente. A volte non è facile da individuare e spesso serve del tempo per capire che, per esempio, la gelosia del proprio partner può diventare violenza psicologica nel momento in cui impedisce il normale svolgimento della vita della vittima.

il confine tra un tipo di violenza e un'altra non esiste e a una violenza fisica, spesso si accompagna anche a una violenza psicologica ed economica.

Per la donna vittima di violenza le conseguenze sono tante e su piani diversi. Una violenza fisica comporta dolore fisico e muscolare, lividi, lesioni ed è possibile sviluppare altre patologie come disturbi gastrointestinali o sindrome da colon irritabile. Nella violenza fisica e sessuale possono esserci lacerazioni, abrasioni, ma anche malattie sessualmente trasmissibili. A livello psicologico, la violenza sulle donne provoca disturbi psicosomatici, disturbi del sonno e/o alimentari, scarsa autostima, vergogna, depressione, ansia, attacchi di panico, disturbo da stress-post traumatico.

La violenza non riguarda solo un certo tipo di donna perché non esistono categorie più soggette, chiunque può esserne vittima. Per uscirne è importante chiedere aiuto. Esistono tante associazioni che lavorano sia a livello nazione che locale, il 1522 è il numero messo a disposizione dal Dipartimento delle Pari Opportunità 24 ore su 24, raccoglie segnalazioni di vittime di violenza e stalking; telefono rosa è una delle più note associazioni che si occupano di dare aiuto alle donne vittime di violenza, di stalking e di abuso diversi come il mobbing.

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha bocciato nuovamente l’Italia, responsabile di ostacolare l’accesso alla giustizia alle donne vittime di violenza. Per questo resterà sotto vigilanza rafforzata e dovrà fornire, entro il 31 marzo del 2021, le informazioni sulle misure adottate per garantire un’adeguata ed efficace valutazione del rischio che corrono le donne che denunciano violenza e dimostrare la concreta applicazione delle leggi. L’Italia è stata anche sollecitata a fare di più per la prevenzione della violenza e per garantire la presenza dei Centri antiviolenza e delle risorse a loro disposizione; anche per quanto riguarda le pari opportunità l’Italia va a marcia indietro perché gli uomini che in genere detengono il potere non hanno alcun interesse a favorire l’emancipazione delle donne. Nella graduatoria 2019 sul 'Gender Gap' stilata dal World Economic Forum, la Penisola perde 6 posizioni e arretra al 76esimo posto sui 153 Paesi presi in esame.


Fonti:

Istat

Direcontrolaviolenza 

Cosmopolitan

domenica 14 marzo 2021

Uiguri: storia di un genocidio

Di Leonardo Gaddini. 

"Dobbiamo essere duri come loro e non mostrare pietà" Xi Jinping 

 

Il 16 novembre 2019, il New York Times ha pubblicato circa 400 pagine di documenti, provenienti da un anonimo, membro del Governo cinese, riguardanti la situazione degli uiguri e i "centri di istruzione e formazione professionale" presenti nella regione dello Xinjiang istituiti dal Governo, nella speranza che il Segretario Generale del Partito Comunista Cinese, Xi Jinping fosse ritenuto responsabile delle sue azioni. Nei documenti si affermava che le autorità locali tengono rinchiusi in questi campi centinaia di migliaia di uiguri e musulmani appartenenti ad altre minoranze etniche, contro la loro volontà, dove vengono torturati e costretti a lavorare in condizioni disumane. 

Questi centri furono istituiti dal Governo nel 2014 come risposta a una serie di attentati avvenuti nella regione negli anni precedenti, orchestrati dal Partito Islamico del Turkistan, un'organizzazione terroristica affiliata all'ISIS. L'attività di questi campi ha registrato un'intensificazione senza precedenti dal 2016, quando divenne Segretario della sezione regionale del PCC e Governatore della regione, Chen Quanguo che ha portato avanti una linea dura, infatti nel 2017 la regione rappresentava il 21% di tutti gli arresti in Cina nonostante comprenda meno del 2% della popolazione nazionale, otto volte maggiore rispetto all'anno precedente. Gli uffici giudiziari e di altro governo di molte città e contee hanno iniziato a rilasciare una serie di offerte di appalto e costruzione per i campi e le strutture pianificate. Sempre più centri di detenzione di massa sono stati costruiti in tutta la regione e vengono utilizzati per contenere centinaia di migliaia di persone prese di mira per le loro pratiche religiose ed etnia. 

Nelle aree urbane, la maggior parte dei campi viene convertita in scuole di formazione del PCC, mentre nelle aree suburbane o rurali la maggior parte dei campi è stata appositamente costruita ai fini della "rieducazione". Questi campi sono sorvegliati da forze armate o polizia speciale e dotati di cancelli a forma di prigione, muri circostanti, recinzioni di sicurezza, sistemi di sorveglianza, torri di guardia, stanze di guardia e strutture per la polizia armata. Nel 2018, la rivista Bitter Winter ha pubblicato tre video che erano stati girati all'interno di due campi nell'area di Yining. I video mostrano caratteristiche simili a quelle di una prigione dimostrato che i campi sono strutture di detenzione piuttosto che "scuole". Secondo il Movimento di Risveglio Nazionale del Turkistan Orientale nella regione ci sarebbero circa 50 campi. La detenzione di massa di uiguri e di altre minoranze etniche (Radio Free Asia ha stimato a gennaio 2018 che 120.000 uiguri sono attualmente detenuti in campi di rieducazione politica nella sola prefettura di Kashgar e quasi 12.000 detenuti nella contea di Qira) ha fatto sì che molti bambini siano rimasti senza i loro genitori. Il Governo cinese, allora ha rinchiuso questi bambini in una varietà di istituzioni e scuole colloquialmente conosciute come "collegi", di fatto degli orfanotrofi. A settembre 2018, l'Associated Press ha riferito che erano in costruzione migliaia di collegi. Per diminuirli hanno iniziato a praticare una vera e propria propaganda della sterilizzazione forzata. Un controllo delle nascite che risulta essere, a tutti gli effetti, un genocidio demografico. Le donne uigure diventano sterili per volere dello Stato cinese, il quale gestisce il sistema di contraccezione obbligando le donne alla somministrazione di pillole e spirali (in molti casi anche aborti chirurgici.).

Diverse persone che sono riuscite a uscire dai campi hanno dichiarato di aver affrontato infiniti lavaggi del cervello (costretti a studiare propaganda Comunista per molte ore ogni giorno), umiliazioni e a recitare slogan per ringraziare e augurare una lunga vita a Xi Jinping. Hanno poi riferito che i campi di rieducazione funzionano anche come campi di lavoro forzato dove gli uiguri sono costretti a lavorare in condizioni disumane, con orari lunghissimi. In questi campi gli uiguri producono vari prodotti per l'esportazione, in particolare quelli realizzati con il cotone, ma anche: calzolaio, assemblaggio di telefoni cellulari e imballaggi di tè. In cambio il Governo da una retribuzione mensile di ¥1.500 (circa 190 euro). Secondo molti la crescita esponenziale delle produzioni ed esportazioni avvenute negli ultimi anni per le aziende della regione è dovuto allo sfruttamento degli uiguri che 

Dopo la pubblicazione degli "Xinjiang papers" molti Stati e organizzazioni internazionali hanno subito condannato la dittatura cinese, 22 Paesi hanno firmato una dichiarazione all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in cui hanno chiesto di porre fine alle detenzioni di massa in Cina (che dovrebbero ammontare a circa 800.000 persone) e hanno espresso preoccupazione per la diffusa sorveglianza e repressione e 23 Paesi hanno firmato una lettera congiunta al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e al Terzo Comitato dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sollecitando la Cina a chiudere i campi nello Xinjiang. Nonostante le atrocità perpetrate a migliaia di persone innocenti, l'Italia non ha ancora detto nulla, il Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio infatti non ha preso una posizione in merito e il nostro Paese continua ad avere buoni rapporti con la Cina, ciò non ci sorprende visto che quando Nathan Law (uno dei leader del movimento pro-Democrazia a Hong Kong) chiese di incontrare Di Maio per parlarli della drammatica situazione del suo Paese, lui rifiutò di riceverlo. Sorprendentemente però c'è anche chi ha fatto di peggio, 54 Paesi hanno infatti lodato le politiche di Xi dicendo che ciò è essenziale per combattere il terrorismo islamico. Tra questi, oltre alle solite dittature che da sempre spalleggiano la Cina, come Russia, Cuba, ecc... ci sono sorprendentemente, anche Paesi mussulmani, come Iran, Egitto e Arabia Saudita. Stati che non hanno alcun problema a criticare l'Europa e gli USA ogni volta che avviene un fenomeno di intolleranza o di razzismo, adesso appoggiano un genocidio perpetrato sistematicamente contro la minoranza mussulmana in Cina.

Viste le condizioni scioccanti in cui migliaia di persone sono costrette a vivere, quello che tutto il mondo Occidentale dovrebbe fare è dire apertamente che la Cina sta perpetrando un genocidio contro gli uiguri e applicare sanzioni contro esponenti del Governo cinese, come hanno fatto finora USA e Canada. Ciò avrebbe come conseguenza l’inimicarsi la seconda potenza economica del mondo e porterebbe a gravi ripercussioni economiche, ma se ciò riuscirà a ridare una vita dignitosa e libera da soprusi e sfruttamenti a milioni di persone che vengono giornalmente torturati, indottrinati, separati dalle loro famiglie e uccisi solo perchè hanno la "colpa" di appartenere a una minoranza etnica e credere in una fede diversa da quella del Partito Comunista (negli ultimi anni molte Moschee sono state distrutte), ne sarà valsa la pena. Cosa decideranno di fare i Governi non lo sappiamo, ma quello che è certo è che nonostante la dura e folle repressione a cui sono sottoposti, gli uiguri non smetteranno mai di cercare la libertà e di portare avanti le loro antichissime tradizioni.

lunedì 8 marzo 2021

Riflessioni sull'8 Marzo. #DonnealCentro #ForumalCentro

 di Erminia Mazzoni

“Questo #8Marzo non può essere trattato come tutti gli altri con mimose gialle e promesse “rosa”.

Con la Pandemia la donna è stata vittima più di altri e più di sempre L#UE lo sa e ha per questo affidato #Resilienza e #Ripresa a #Donne e #Giovani. L’Italia non ancora il #Pnrr non investe risorse in azioni mirate, sceglie invece un pio auspicio di trasversalità. Cambiamolo!”

“La sfida della Ripresa e della Resilienza è Donna.

Gli articoli 2 e 8 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea -TFUE - dispongono che “nelle sue azioni l'Unione mira ad eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità, tra uomini e donne.”. L'integrazione della dimensione di genere, ivi compreso il bilancio di genere, dovrebbe pertanto essere attuata in tutte le politiche e normative dell'Unione.

E così al punto 5 ter della relazione sulla proposta di regolamento che istituisce il Meccanismo Europeo per la Resilienza e la ripresa, approvata dal  Parlamento Europeo, l’11 febbraio scorso, leggiamo: “Le donne sono state in prima linea nella crisi della COVID-19, rappresentando la maggior parte degli operatori sanitari in tutta l'Unione, e hanno conciliato il lavoro di assistenza non retribuito con le loro responsabilità lavorative. La situazione è sempre più difficile per i genitori soli, l'85 % dei quali è costituito da donne. Gli investimenti in una solida infrastruttura di assistenza sono essenziali anche per garantire la parità di genere e l'emancipazione economica delle donne, costruire società resilienti, combattere il precariato in un settore a prevalenza femminile, stimolare la creazione di posti di lavoro nonché prevenire la povertà e l'esclusione sociale, e hanno un effetto positivo sul prodotto interno lordo in quanto consentono a un maggior numero di donne di svolgere un lavoro retribuito.”.

Questa la traccia sulla quale gli Stati dovrebbero costruire la dimensione di genere all’interno dei singoli PNRR. L’Italia nella bozza approvata dal Governo Conte2, ancora purtroppo l’unica in circolazione, riguardo alle misure volte a promuovere le pari opportunità e le politiche in materia di equilibrio tra vita professionale e vita privata, così come l'offerta a costi accessibili di servizi di educazione e cura della prima infanzia e servizi di assistenza a lungo termine, si presenta con una proposta modesta e scarsamente integrata. 

La linea adottata è quella dell’approccio trasversale al piano per Donne, Giovani e Sud, sacrificando azioni mirate per la promozione della Parità di genere. 

“In quest’ottica, - reca la bozza - il più forte effetto sull’equità di genere si fonda sul rafforzamento dell’occupazione femminile, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, perseguita prioritariamente attraverso le politiche attive del lavoro e il rafforzamento delle infrastrutture sociali, come il potenziamento dei servizi di asili nido e per la prima infanzia, delle scuole per l’infanzia e del tempo scuola. Gli investimenti nelle infrastrutture sociali creano opportunità di lavoro femminile di qualità, e contribuiscono a liberare il potenziale delle donne, rendendo il lavoro di cura una questione di rilevanza pubblica mentre oggi nel nostro Paese è lasciato sulle spalle delle famiglie e distribuito in modo diseguale fra i generi. A questo obiettivo, mirano anche le misure a favore dell’imprenditoria femminile, della libera scelta della maternità, e, nel campo dell’istruzione, le politiche che favoriscono in particolare l’accesso da parte delle donne all’acquisizione di competenze STEM. L’integrazione del Piano con interventi finanziati attraverso fondi di bilancio nazionale, a partire dall’assegno unico, rafforza ed esplicita la strategia complessiva del Paese definita nel Family Act e favorisce una interazione virtuosa con i livelli istituzionali interessati e il Terzo settore.”.

Il Piano evidenzia, altresì, l’impatto positivo delle misure di digitalizzazione della P.A. e della sistematizzazione dello smart-working, (Missione 1 “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”), che possono contribuire alla migliore conciliazione dei tempi di vita e lavoro, favorendo, in ultima istanza, la parità di genere; nell’ambito della componente “Innovazione della P.A.”, è posto l’impegno di dedicare maggiore attenzione al reclutamento di personale dirigenziale femminile.

Tra gli obiettivi programmatici del PNRR vi è inoltre il contrasto alla violenza di genere, e benché lo stesso appaia tra i target della sfida “parità di genere”, non risultano allo stato definiti progetti legati al tema, che potrebbero invece trovare collocazione nella componente “Servizi socio-assistenziali, disabilità e marginalità” della Missione 5, per la quale è previsto uno stanziamento pari a 2,6 miliardi grazie al contributo del ReactEu.

Ma, come è facile intuire, si sostituiscono alle azioni le pie intenzioni. 

Per creare un reale gender mainstreaming è necessario il coraggio di politiche dirette fatte di azioni con tempi, risorse e obiettivi chiari.”.