giovedì 24 settembre 2020

Il reato di Revenge porn

 di Valeria Frezza

Una donna di Limerick, vittima del "revenge porn", sta facendo una campagna per un cambiamento delle leggi in materia di diffusione illecita di immagini o video intimi. Megan, 23 anni, il cui cognome è stato nascosto, descrive il momento straziante in cui ha scoperto che le sue immagini e video sessualmente espliciti erano stati condivisi sui social media tre anni fa.
"Sono stata vittima del revenge porn nel 2016, quando avevo 19 anni", dice. " Le mie foto e i miei video sono stati inviati a migliaia di persone. È stato messo su Facebook. È stato mostrato ai miei amici e alla mia famiglia. È stato mostrato ai miei nonni e tutto il resto. È stato orribile!"
Megan frequentava ancora la scuola ed è stata anche oggetto di bullismo tramite i social.
“Ho effettuato l'accesso a Facebook e c'erano oltre 400 messaggi - tutti insulti ". "La gente mi diceva che avrei dovuto uccidermi. Mi vergognavo, era orribile vedere tutti quei messaggi".  Megan ha sofferto molto dopo l'attacco e le è stato diagnosticato un disturbo da stress post-traumatico.
“C'era davvero troppo odio. Ho tentato il suicidio".
La sua petizione che ha raccolto quasi 3.000 firme, afferma che: "L'abuso sessuale basato sull'immagine non è ancora un crimine in Irlanda. Il revenge porn è un'enorme violazione della privacy ed è un continuum di vendetta pornografica, upskirting, cyber-flashing e molto altro". Nella petizione, che può essere trovata su Change.org., Megan afferma che al momento viene offerto pochissimo sostegno alle vittime di revenge porn.
Megan ha lavorato con altre vittime per aumentare la consapevolezza del problema, è tornata su Twitter per promuovere una petizione per rendere il revenge porn "vendetta pornografica" o "condivisione pubblica di immagini o video sessuali per ricatto" un reato penale, perchè non è classificato come stupro o aggressione. "Quando è successo a me, non c'era nessuno a cui potevo rivolgermi. Non c'era supporto. "
"Quando ero a scuola, è successo a più ragazze che conoscevo. Con Snapchat e Instagram e tutto il resto, è diventato molto più facile inviare cose come questa".

Il Revenge porn consiste quindi nella pubblicazione o nella minaccia di pubblicazione (anche con finalità estorsive), di immagini, fotografie o video che mostrano persone impegnate in attività sessuali o ritratte in pose sessualmente esplicite, senza che ne sia stato dato il consenso dalla diretta interessata. L’acquisizione del materiale può avvenire sia attraverso azioni che sottendono il consenso della vittima, come ad esempio tramite la pratica del Sexting, cioè l’invio consapevole di foto e video da parte della vittima o durante un atto sessuale o in comportamenti attinenti alla sfera sessuale; ma avviene anche senza che la vittima possa dare il suo consenso, come ad esempio, attraverso l’utilizzo di attrezzatura nascosta che riprende l’atto sessuale o gli atteggiamenti sessualizzati messi in atto, o anche con l’intrusione illecita in account, hackerando i dispositivi della vittima.
Di recente la Polizia Postale ha diramato un allarme rispetto all’aumento di queste condotte, probabilmente perché nella società contemporanea ormai disponiamo sempre più del web e per questo tale elemento viene maggiormente utilizzato anche per commettere questo tipi di reati
Sul sito della Polizia Postale e delle Comunicazioni, qui di seguito riportato, c'è un sito per la prevenzione di questi comportamenti: https://www.commissariatodips.it

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