domenica 3 gennaio 2021

Riflessioni e proposte sulla scuola ai tempi del covid-19

Il giorno 22 gennaio 2020 lo Stato Italiano proclama lo stato di emergenza a causa della pandemia del Covid19 aprendo un capitolo molto doloroso della storia del nostro paese. Con il DPCM del 4 marzo 2020 si procedeva al lockdown del paese e alla chiusura della scuola pubblica di ogni ordine e grado (mai accaduto nella storia della repubblica) e veniva attivata dal Ministero dell’Istruzione la didattica a distanza usufruendo delle tecnologie informatiche per cercare di sopperire alla chiusura. Alla luce dell’emergenza che ancora è in atto, il gruppo Scuola - famiglia e pari opportunità ha sollecitato un dibattito all’interno del #ForumalCentro e qui di seguito vengono riportati gli interventi:

 

 

Fata Turchina: “Si teme, con ragione, viste le uscite della ministra (Azzolina), per fondamentali aspetti contrattuali e diritti dei lavoratori. Le case dei docenti non sono succursali dei diversi istituti. La garanzia del diritto allo studio deve restare in capo allo Stato, che deve fornire mezzi e spazi per garantirlo in sicurezza. In teoria, le scuole dovrebbero essere aperte e offrire ai docenti aule e tecnologie anche per la DDI (e anche su questo apparentemente innocuo cambio sigla da DAD si nasconde un inghippo di cui se volete potremo discutere). Poi saranno i docenti in libertà e autonomia a decidere se fruire o meno. Parlare di studenti che "devono recuperare i giorni persi" è un chiaro attacco ai docenti (mai citati, si sente solo parlare di studenti), che stanno facendo da marzo una preziosa azione non solo didattica, ma educativa, psicologica, umana ben oltre il proprio dovere e senza riguardo verso gli orari di lavoro. C'è da anni, col favore di parte dei sindacati, l'intento di equiparare l'insegnamento al lavoro impiegatizio della PA. La strada da seguire va in opposta direzione: riconoscimento sociale ed economico della professionalità, aggiornamento continuo, possibilità di progressione non legata solo ad anzianità, ma a titoli e riconosciute competenze. Idem per l'università. Alla fine i docenti hanno fatto lezione spontaneamente durante gli allerta. Ma per deontologia, non per obbligo.

Il precariato nella scuola è un'indecenza. E pura incapacità di programmazione e volontà di non acquisire a bilancio le assunzioni. Non c'è datore di lavoro più scorretto dello stato, che ai privati obbliga all'assunzione dopo 3 anni e lui fa contratti annuali per decenni.”

 

Erminia Mazzoni: “Sul tema scuola condivido pienamente la fondamentale importanza dell’insegnamento e ritengo l’opera dei docenti un pilastro della società sul quale bisognerebbe investire con priorità risorse ed energie per ripensarla qualitativamente Resto però perplessa sul punto relativo alla non obbligatorietà del lavoro prestato in questa fase straordinaria e soprattutto sulla fondatezza della pretesa di applicare le regole ordinarie per quanto non disciplinato dalla decretazione d’urgenza”

Armando Dicone: “In questa fase è importante intervenire sui trasporti scolastici magari coinvolgendo le società private in supporto in modo da non creare problemi di assembramenti e rischi di contagio”

 

Stefano Colagrossi: “Occorre fare un efficace e realistico piano per il prossimo anno scolastico con assunzioni a tempo indeterminato (anche per evitare multe dalla UE), non costituire più classi pollaio, utilizzare spazi anche extrascolastici per la didattica in presenza. Il sostegno agli alunni disabili va curato maggiormente in quanto alle croniche carenze strutturali si è aggiunto il lockdown, l'inefficacia della dad per loro ed ora pochissimi docenti di sostegno di ruolo che non garantiscono la continuità scolastica fondamentale per i disabili”

 

Fata Turchina: “Neanche in tempi normali si pensa alla continuità, che per gli alunni H è fondamentale. Il rapporto affettivo e relazionale è per loro ancor più delicato che per gli altri”

 

Armando Dicone: “Faccio notare che le statistiche riportano che c’è un solo 1 bambino ogni 5 anziani e che solo un italiano su due ha la terza media,  penso che questi siano aspetti decisivi per il futuro del nostro Paese”


Giulio Colecchia: “E' indubbio che la scuola sia, nella sua complessità e composizione mista tra strutture e persone, l'Istituzione che più delle altre sta subendo lo stress di un cambiamento che non era pronta a fare e che, ora, invece, non può più rinviare. In un sistema Paese complessivamente conflittuale il clima e le attenzioni non mi sembrano rivolte alle necessità reali di questa costellazione di risorse umane, problemi, sfide, aspettative, ecc. Soprattutto quello che dovrebbe essere il Ministero più interessato ed attento, quindi il soggetto più disponibile ad accompagnare la transizione, è guidato con competenze e comportamenti assolutamente inadeguati perchè privi di capacità di ascolto, di confronto, di mediazione per la ricerca di un consenso che non sia impositivo ma esprima l'idea di una voglia di coinvolgere docenti, personale ausiliario, famiglie in decisioni condivise ed equilibrate.

La pandemia, piaccia o non piaccia, richiede che il principale diritto da assicurare ai cittadini sia quello alla vita e, quindi, alla salute. Tutti gli altri, tra cui i fondamentali diritti all'istruzione, al lavoro, alla libertà d'impresa, sono fruibili in un contesto di sicurezza. Da qui l'utilità che può derivare, in questa fase che considererei transitoria, nell'utilizzo della tecnologia informatica. Transitoria perchè, appena vaccino o immunità di gregge o nuovi sistemi di protezione consentiranno una ripresa del lavoro in presenza, bisognerà tornare alla vita di relazione, alle aule, alle fabbriche ed uffici ed anche alle varie attività ludiche. Quindi oggi il lavoro a distanza è una necessità che va utilizzata solo come opportunità transitoria e non certo come approdo finale di una società che si arrende ai vari lockdown. Considerando che questo passaggio, sia pure transitorio, sta aprendo le attenzioni di tutta la società (in tutto il mondo) verso una più spinta utilizzazione dei processi informatici, anche noi dovremo uscire da questo periodaccio riprendendo la vita ordinaria ma con una maggiore e diffusa cultura informatica.

Una prima proposta che farei è, quindi, quella di non presentare, soprattutto agli occhi dei giovani, questa vicenda (DAD e DDI) come un ripiegamento, come una riduzione di libertà, come un aspetto totalmente negativo. So bene quanti problemi ci sono (maggiori carichi di lavoro agli insegnanti, apprendimento velocizzato di procedure informatiche, mancanza di strumentazione e costi per procurarsela, difficoltà di interpretare la didattica a distanza ed alternarla con quella occasionale in presenza, captare l'attenzione dei giovani e mantenerla, rapporti e collaborazione con famiglie non internet-naute, ecc), ma questo è il momento della sfida più importante per il Paese attraverso un cambiamento evolutivo del suo sistema scolastico.

Tutto questo richiede la scrittura, pur tra queste difficoltà e nell'incertezza del quadro politico, di regole nuove, di programmi, la messa a disposizione di risorse finanziarie che non si limitino ad essere spese per le rotelle dei banchi ma vengano investite in sicurezza dei locali, in arricchimento reale delle competenze dei docenti, nella fornitura di nuovi strumenti per la didattica a insegnanti e studenti, nella certezza del lavoro per i tanti, troppi precari, in retribuzioni dignitose per chi vuole fare della scuola un esercizio di professione e non solo un'occasione per sbarcare in via transitoria o secondaria il lunario. Quindi, seconda proposta da riassumere nel documento che proponi, quello di utilizzo non solo delle risorse del Recovery Plan già individuate (e magari da aumentare) ma di prevedere un piano pluriennale che impegni anche il prossimo quinquennio in tale direzione di cambiamento.

Chiaramente tutto questo deve essere accompagnato da una politica contrattuale più capace di cogliere novità e sfide, che metta al centro del processo, per quanto riguarda chi nella scuola ci lavora, le persone con le proprie storie professionali e le proprie volontà e capacità di spingersi in avanti. Un processo nuovo richiede anche un sindacato che sappia cogliere la necessità di diventare protagonista e guida nel cambiamento, lasciando indietro quei suoi pezzi che ancora indugiano su modelli vecchi o che ritardano nel parlare di nuove sfide ai lavoratori.

C'è una bella immagine che rendeva Domenico De Masi nel suo Mappa Mundi quando spiegava come si distribuivano i nostri migranti sulle navi che partivano per l'America a fine ottocento. Una parte di questi erano preferivano ammassarsi a prua ed altri si ammassavano a poppa. La spiegazione che ne da il sociologo è che i primi erano quelli che guardavano verso il futuro che li aspettava e per il quale avevano investito tutto per raggiungere, anche recidendo dolorosamente legami con la propria terra; gli altri, a poppa, erano quelli che nostalgicamente, pur essendo in navigazione verso nuove terre, continuavano a guardarsi indietro, senza riuscire a pensare ad altro che a quello che avevano lasciato.

Ecco, credo che chi vuole che da questa pandemia non restino macerie ma ne venga fuori una scuola più all'altezza dei tempi che ci aspettano, più capace di preparare cittadini, lavoratori e professionisti, più idonea ad essere collante nella società abbattendo differenze sociali e accompagnando le famiglie nel ruolo di cerniera tra generazioni e di cellula sociale vitale, che meglio possa affrontare il grave tema delle diversità e delle disabilità senza dimenticare nessuno, debba, mettere nel proprio impegno quella voglia di partecipare al cambiamento. Proprio come stiamo cercando noi nel nostro piccolo ma grande spazio.”


Francesco Liotta: [In merito alla proposta della Ministra Azzolina di utilizzare una piattaforma ministeriali comune a tutte le scuole del territorio nazionale dopo che le scuole hanno pagato piattaforme da privati e corsi di formazione per tutto il periodo dello stato di emergenza] “Io mi voglio soffermare solo sue 2 cose: 1. Da quando in Italia abbiamo server capaci di mantenere un sito istituzionale con milioni di utenti che quotidianamente ci lavorano in contemporanea? 2. Non è che la volontà di investire nella DaD sia di presagio per gennaio? Magari non si vuole in realtà far tornare i ragazzi alla didattica in presenza. Fanno fatica i social, le piattaforme di messaggistica e per fino Google a mantenere sempre in funzione i server. Ogni 3x2 è tutto #…down"


Valeria Frezza: “l’insegnamento è un lavoro usurante che sottopone a burnout quelli piú giovani perché vengono sottoposti a un precariato troppo lungo, con poche tutele, spesso devono pagare un affitto e distanti dalla famiglia, i vari governi di turno costringono i precari a costose abilitazioni e a concorsi non meritocratici (e poco trasparenti) soprattutto per i docenti che lavorano da tanti anni nella scuola (la commissione europea ha più volte dichiarato l'illegittimità del precariato e dato sanzioni), dall'altra parte gli aspiranti pensionati 67enni vorrebbero stare a casa con i nipoti, si trovano in difficoltà con i sistemi informatici, hanno più paura di ammalarsi e sono stanchi dopo tanti anni di lavoro. La formazione obbligatoria prevista per i docenti è ripetitiva e noiosa (sarebbe forse più utile favorire il confronto fra i docenti e/o dirigenti?) anche se spesso i corsi (costosi) si fanno in ambito universitario e da questi sono generalmente esclusi i precari (che non ricevono il bonus e spesso se li autofinanziano); vorrei dire però che molti docenti per non perdere i soldi della pensione non usufruiscono della quota 100 anche se non ce la fanno più e nonostante i rischi della pandemia... Questa è la mia esperienza personale e non vuole essere una ricetta, ho scritto anche un po' di fretta, e quindi scusate eventuali errori…”

 

Nessun commento:

Posta un commento