lunedì 16 marzo 2020

Europa ed economia al tempo del Covid19

di Giulio Colecchia


La sfida lanciata dal COVID 19 giunge, per l’Italia, in un momento particolarmente critico e non solo per quanto riguarda la tenuta del sistema sanitario. Quest’ultimo, alla verifica, sta dimostrando quanto importante sia stata, per tutti noi, la riforma Anselmi che dal 1978 ha realizzato un sistema di assistenza universale che assicura uguali prestazioni a tutti i cittadini.
L’altra sfida, che costringe anche i più riottosi sostenitori dell’autonomia quasi autarchica degli Stati a riconsiderare le proprie certezze, è quella della crescita economica dell’economia mondiale e dei suoi effetti. Per essere realisti, considerata l’accentuata contrazione dei mercati e la conseguente diminuzione nella produzione di beni e servizi, oggi è più opportuno, purtroppo, parlare di recessione; di arretramento, cioè, di quelle condizioni in cui i sistemi produttivi assicurano sviluppo e lavoro.
La riduzione del trend di crescita del grande mercato cinese (già in atto prima del Covid19 ed oggi ancora non misurabile), le guerre commerciali a raffica dell’America di Trump, le nuove tensioni tra Russia, Turchia e IRAN che si contendono aree già dilaniate da lunghe e feroci guerre, l’instabilità politica del nord Africa, con una Libia capitale del terrore e di ogni violenza, sono solo alcuni dei fattori di instabilità e di preoccupazione mondiale, quelli che hanno l’onore (o il disonore) della cronaca.
In questo contesto, magmatico e preoccupante, l’Unione Europea avrebbe l’opportunità, di svolgere un ruolo decisivo per frenare questo impazzimento generale o almeno per contenerne gli effetti al suo interno. Però, a dispetto delle tante sollecitazioni a definire un’unica strategia europea su politica estera e politiche sociali interne e delle ripetute promesse di cambio di passo durante l’ultima campagna elettorale del 2019, ancora lontana appare l’EUROPA DEI POPOLI di De Gasperi, Shuman e Adenauer. Non solo. Anche la politica economica, che finora ha catalizzato le maggiori attenzioni, pur tra ripetuti conflitti interni, oggi appare sempre meno comunitaria, sempre più condizionata dagli interessi nazionali, sempre meno solidaristica e, perciò, assolutamente inefficace quale manifestazione di autorevolezza tanto tra le grandi potenze che sui mercati mondiali. La recente discussione sulla proposta del Presidente della Commissione Ursula von der Leyen di aumentare la disponibilità del bilancio comunitario (+0,11%) è naufragata tra l’aperta ostilità di alcuni Paesi frugali (nord europei) e le tattiche opportuniste e dilatorie di quelli che, da sempre, nascondono egoismi nazionalisti con malcelati atteggiamenti leaderistici. Si aggiunga a questa ottusa reazione la dichiarazione d’indifferenza verso la nuova crescita dei differenziali tra i titoli di Stato (bond) italiani e tedeschi da parte della Presedente della BCE Cristine Lagarde per chiudere un quadro che non può che accentuare diffuse preoccupazioni.
Eppure dovrebbe essere chiaro a tutti che senza denari non si dice messa! E la messa non può che essere celebrata con una voce unica, quella del comune interesse dei popoli europei e, quindi, del loro bene comune. A questo bisogna finalmente porre attenzione, partendo dalla definizione tra gli Stati di una unica ed equa politica fiscale e da una politica di bilancio più dispositiva ed incisiva. La saldatura delle politiche fiscali tra gli Stati, anche con condivise modulazioni che tengano conto le differenti condizioni socio-economiche, è, sicuramente, non solo una scelta di equità e giustizia sociale, ma anche un indispensabile contributo alla lotta alle evasioni ed elusioni che taglieggiano, insieme agli effetti della corruzione, tutti i singoli bilanci. Fonti UE indicano, per il 2014, nel 12,6% l’evasione IVA nella media dei Paesi dell’area euro. Se solo l’Italia, anche con il contributo di una legislazione fiscale europea che persegua le fughe di capitali verso quegli Stati più “accoglienti e comprensivi”, riuscisse a recuperare parte dei 111 miliardi stimati dalla Commissione Giovannini per il 2014, gli effetti sul suo bilancio sarebbero diretti e considerevoli. Ma lo sarebbero, di conseguenza, anche verso gli altri Stati europei (Germania in testa) che trarrebbero benefici, indiretti ma altrettanto rilevanti, da un miglioramento dei nostri conti pubblici.
Già, i conti pubblici. Quello di un loro riequilibrio non è, comunque, solo un problema italiano, anche se, come noto, i nostri sono quelli più malmessi. Considerando una scelta autolesionista quella di tentare una fuga dall’Europa, su cui qui non ho tempo di soffermarmi, credo che l’obiettivo fondamentale sia quello di un vero bilancio europeo; superando le caratteristiche di bilancio di scopo che oggi ha, per divenire strumento per politiche davvero inclusive ed unificanti, per favorire e garantire le priorità che prima indicavo: politica estera e politica sociale. Per giungere a tale risultato l’UE non può non affrontare il tema del consolidamento dei debiti pubblici dei vari Stati. Anche senza riconsiderare l’utilizzo degli eventuali avanzi di bilancio, la necessità di liberare i mercati finanziari dai tanti titoli pubblici nazionali, spesso in competizione tra di loro e perciò stesso creatori di occasioni speculative, si prospetta come una scelta virtuosa. La riduzione dei margini speculativi ed un più efficace controllo, sia pure indiretto, sulla spesa dei singoli Stati rappresenterebbe un elemento decisivo per la stabilità dell’intera area UE e questo potrebbe essere assicurato anche senza interventi di sostegno della BCE com’è avvenuto con il Quantative Easing. Per questo il dibattito, che sta tornando di attualità, sulla possibile emissione di EURO BOND può rappresentare la svolta decisiva che spingerebbe i Paesi ad una riconsiderazione dei piccoli o grandi egoismi nazionali che finora li hanno guidati, muovendoli verso un modello di Europa che, pur composta da etnie e culture distinte, abbia una sola voce autorevole ed efficace nel mondo. Per noi italiani gli EURO BOND non rappresenterebbero un’occasione per annacquare il nostro debito pubblico, così come alcuni Paesi sostengono, ma, anche alla luce dell’adesione che diventa per noi necessaria al Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM), difendendoci dalla speculazione finanziaria, ci indurrebbero, finalmente, a realizzare quelle riforme che fino ad oggi tutti i Governi hanno eluso, inseguendo il consenso e facendolo pagare agli italiani, e ci consentirebbe di programmare interventi di fertilizzazione dell’economia e di infrastrutturazione di cui il nostro Paese ha urgente bisogno.

La riforma dello Zar

di Leonardo Gaddini


ll 20 Gennaio 2020, il presidente russo Vladimir Putin ha presentato il suo progetto della riforma costituzionale alla Duma di Stato che l'ha appovata a larghissima maggioranza, ciò è dovuto al fatto che i (pochi) partiti di vera opposizione non sono riusciti a eleggere nessun rappresentante in Parlamento visto la soglia di sbarramento liberticida del 7%. In totale, saranno modificati ben 14 articoli. In generale, i più rilevanti sono i seguenti: 
  
1) la Costituzione russa dovrebbe avere la precedenza sul diritto internazionale;
2) la Duma di Stato (la camera bassa del Parlamento) dovrebbe avere il diritto di approvare la candidatura del Primo Ministro (attualmente dà solo il consenso alla sua nomina). La Duma di Stato sarà anche in grado di approvare i candidati dei vice primi ministri e dei ministri federali; il Presidente non potrà rifiutare la loro nomina, ma in alcuni casi sarà in grado di rimuoverli dall'incarico;
3) le persone che detengono "posizioni importanti per garantire la sicurezza del paese" (Presidente, Ministri, Giudici, Capi di regioni) non dovrebbero avere la cittadinanza straniera o un permesso di soggiorno in altri paesi, né al momento del loro lavoro in carica o, nel caso del Presidente, in qualsiasi momento prima;
4) il Consiglio della Federazione Russa (la camera alta del Parlamento) potrà proporre al Presidente di licenziare i giudici federali; in alcuni casi, il Consiglio della Federazione, su proposta del Presidente, avrà il diritto di rimuovere i giudici delle corti costituzionali e supreme;
5) consolidamento dello status e del ruolo del Consiglio di Stato (attualmente è solo un organo consultivo e non è previsto dalla Costituzione);
6) concedere alla Corte Costituzionale la possibilità di verificare la costituzionalità delle leggi adottate dall'Assemblea federale della Federazione Russa (il Parlamento bicamerale) su richiesta del Presidente prima che siano firmate dallo stesso;
7) rimuovere la clausola "in fila" dall'articolo che regola il numero massimo di termini presidenziali. 

Putin ha motivato queste riforme dicendo che vuole rafforzare il ruolo del Parlamento e per migliorare la politica sociale e il funzionamento della Pubblica Amministrazione, ma la realtà è un'altra. Con queste riforme il potere, già molto ampio, del Presidente diventerà praticamente assoluto. Infatti Putin potrà rimuovere i giudici costituzionali che si opporranno alle sue leggi, sostituendoli con altri pro-governo. Ciò porterà, di fatto, il Parlamento ad essere totalmente sotto il suo controllo visto che potrà usare la "nuova" Corte Costituzionale per fermare le leggi. con il Parlamento in queste condizioni Putin potrà controllare meglio anche i suoi ministri, visto che diventeranno sfiduciabili individualmente. Oltre a ciò, rimuovendo la dicitura "in fila", Putin potrà restare Presidente praticamente a vita.
Secondo l'attuale Costituzione per far entrare in vigore le modifiche, basta il voto favorevole della Duma, ma Putin ha concesso anche che si tenesse (il 22 Aprile) un referendum consultivo, con l'obiettivo rafforzare il suo consenso, l'esito infatti pare scontato (un sondaggio del 11 Maggio ha rilevato che circa il 64% dei russi è favorevole). Dal 23 Aprile, insomma, Putin dovrebbe riuscire finalmente ad ottenere quel potere assoluto che tanto brama, diventando così lo Zar del terzo millennio.

venerdì 13 marzo 2020

Il tempo per ricostruire.


di Armando Dicone

Il 26 luglio 1943 Alcide De Gasperi, con lo pseudomino Demofilo, pubblicò clandestinamente l’opuscolo: “Le idee ricostruttive della Democrazia Cristina”. Iniziò a scriverlo un anno prima con la collaborazione di Paolo Bonomi, Pietro Campilli, Camillo Corsanego, Guido Gonella, Achille Grandi, Giovanni Gronchi, Stefano Riccio, Pasquale Saraceno, Mario Scelba e Giuseppe Spataro. Questi grandi uomini condivisero clandestinamente idee, proposte e soluzioni durante il fascismo, ma evidentemente la voglia di ricostruire era più grande della paura.  

Premesso che per fortuna non siamo in guerra con altri esseri umani, ma con un nemico invisibile e pericoloso, non siamo in presenza di una dittatura, non abbiamo un grande statista come De Gasperi, noi non siamo come i giganti che collaborarono con lui, abbiamo però dalla nostra parte internet, i social e tutti gli strumenti necessari per collaborare, condividere e trovare insieme le soluzioni più utili per ricostruire la nostra amata Italia e forse anche l’Europa, che per noi non può essere solo un insieme di egoismi nazionali.

Come è evidente, l’esigenza di ricostruire la politica non è certo scaturita oggi con il covid19, ma è una necessità che in questi giorni si mostra in modo più eclatante.
Se uno Stato ha una politica forte, istituzioni apprezzate dai cittadini, un debito pubblico “normale”, un’economia sana, può affrontare qualunque emergenza con più forza e serenità, se invece uno Stato è indebolito da decenni di ritardi in quasi tutti i settori, si è in continua emergenza e non si ha il tempo di avere una visione politica a lungo termine.

Adesso tutti insieme dobbiamo stringerci (virtualmente) come una sola comunità forte e solidale, soprattutto con i più deboli e con chi soffre a causa del virus, e se possibile potremmo usare questo tempo per incontrarci sui social, condividere idee, proposte e trovare le migliori soluzioni ai tanti problemi dell’Italia che ci portiamo dietro da troppi anni. Sono sicuro che la competenza, la partecipazione attiva e la condivisione delle idee torneranno di “moda” molto presto. Abbiamo due strade: o ci chiudiamo in casa e pensiamo al nostro comodo salotto, oppure stando a casa collaboriamo tutti insieme per ricostruire.

Se avete tempo e voglia usate hashtag #ForumalCentro per fare le vostre proposte, condividere idee o segnalare temi e soluzioni.

giovedì 12 marzo 2020

Laura Montoya: ascesa di una donna che ha cambiato la storia del suo paese

di Valeria Frezza

Nel 12 maggio 2013 Papa Francesco ha voluto la canonizzazione della prima Santa della Colombia: Laura Montoya con il nome di Santa Laura di Santa Caterina da Siena. Laura era una donna, un'insegnante, donna al servizio di Dio che ha profondamente cambiato la concezione di un paese profondamente egoista e sessista.
La sua storia si situa tra 800 e 900, dopo un'infanzia trascorsa nella devozione e nel timor di Dio, Laura si ritrova senza padre, ucciso durante la guerra civile.
Frequenta comunque il collegio e per mantenersi si occupa dei malati del manicomio e ottiene il diploma di maestra.
Laura sente la vocazione per la vita consacrata ma non viene ritenuta idonea. Dopo un viaggio nella foresta dove incontra delle tribù indios, scopre la sua vocazione definitiva: evangelizzare gli indigeni della Colombia, che fino a quel momento avevano conosciuto solo bianchi avidi di conquista.
Contemporaneamente la sua professione di maestra la porta attraverso varie popolazioni di Antioquia. 
Dopo aver superato molti ostacoli, perché la Chiesa considera l'attività missionaria un compito solo per uomini e dalla società del tempo, che vede la donna destinata al matrimonio oppure alla vita di clausura, trova la comprensione di monsignor Crespo, vescovo di Santa Fe de Antioquia e dello stesso Papa.
Accettando i sacrifici, le umiliazioni, le prove, le contraddizioni che sarebbero sopraggiunte parte per Dabeiba il 5 maggio 1914.
E’ arrivata a Dabeiba sulla schiena di un mulo, accompagnata da sua mamma e da altre quattro giovani volontarie, e lì ha fondato la prima casa della congregazione Missionarie di Maria Immacolata e Santa Caterina di Siena (furono poi chiamate Laurite), che oggi è sparsa in 21 paesi, compresi due dell’Africa, e può contare con più di 800 missionarie. Rosalba Dominicò, una indigena di El Pital, nei dintorni di Dabeiba, dove madre Laura ha piantato il primo noviziato, evoca così i racconti di suo padre: “Quando Madre Laura è arrivata, tutti avevano paura, erano molto sospettosi, poi però hanno visto che lei era buona. Gli indios erano nudi e lei li ha vestiti, gli ha dato indumenti e da mangiare, gli ha insegnato a leggere e a coltivare i fagioli, il grano e la yuca. Il mio papà mi ha raccontato che è stata lei a risollevarci tutti”.
Ci furono anche degli indigeni invidiosi che avevano poca fiducia nelle capacità di quella estranea, e meno ancora riguardo alle sue intenzioni evangelizzatrici. Ma la madre li ha conquistati poco a poco. All’inizio, avvalendosi di prodigi soprannaturali che sono diventati leggendari: che poteva debellare la piaga delle cavallette, che curava le malattie, che aveva stretto un patto con gli animali feroci per tenerli alla larga nelle loro incursioni notturne, che aveva il potere di placare le tempeste. Ma le sue virtù terrene hanno ottenuto un effetto ancora maggiore: si è mescolata con le comunità del posto, ha imparato le loro usanze, si è alimentata con il loro stesso cibo e si è conquistata la fiducia a forza di essere come loro. Li faceva venir fuori dalle loro capanne con l’aiuto di un grammofono a manovella, che oggi è un reperto da museo da cui però si possono ottenere ancora melodie arrugginite. 
Oggi non è più necessario fare prodigi e attrarre gli indigeni con la fonola, ma le suore Laurite conservano con zelo religioso gli insegnamenti della loro fondatrice per continuare la sua opera. Ogni settimana, a gruppi di due o tre, come agli inizi, le missionarie visitano gli indigeni nelle loro capanne per assisterli fisicamente e spiritualmente.
Madre Laura, dopo aver rivoluzionato il concetto di missione con nuovi mezzi pedagogici e nuovi metodi di evangelizzazione, trascorre i suoi ultimi nove anni sulla sedia a rotelle, sempre missionaria con il cuore e, comunque, anima della sua congregazione. Muore il 21 ottobre 1949, quando le sue suore sono 500 e le novizie un centinaio, a servizio di 22 popoli indigeni

Fonte Aleteia

Decreto legge 11.03.2020

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante «Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19» e, in particolare, l’articolo 3;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 febbraio 2020, recante “Disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 23 febbraio 2020; 
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 febbraio 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 47 del 25 febbraio 2020;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 52 del 1° marzo 2020;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 marzo 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 4 marzo 2020;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 59 dell’8 marzo 2020;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 marzo 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.62 del 9 marzo 2020”;
Considerato che l’Organizzazione mondiale della sanità il 30 gennaio 2020 ha dichiarato l’epidemia da COVID-19 un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale;
Vista la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, con la quale è stato dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;
Considerati l'evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell'epidemia e l'incremento dei casi sul territorio nazionale; 
Ritenuto necessario adottare, sull’intero territorio nazionale, ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19;
Considerato, inoltre, che le dimensioni sovranazionali del fenomeno epidemico e l’interessamento di più ambiti sul territorio nazionale rendono necessarie misure volte a garantire uniformità nell’attuazione dei programmi di profilassi elaborati in sede internazionale ed europea; 
Su proposta del Ministro della salute, sentiti i Ministri dell'interno, della difesa, dell'economia e delle finanze, nonché i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico, delle politiche agricole alimentari e forestali, dei beni e delle attività culturali e del turismo, del lavoro e delle politiche sociali, per la pubblica amministrazione, e per gli affari regionali e le autonomie, nonché sentito il Presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni; 
DECRETA:
ART. 1
(Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale)
Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sono adottate, sull’intero territorio nazionale, le seguenti misure:
  1. Sono sospese le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità individuate nell’allegato 1, sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato, sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali, purché sia consentito l’accesso alle sole predette attività. Sono chiusi, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta, i mercati, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie, le parafarmacie. Deve essere in ogni caso garantita la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.
  2. Sono sospese le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), ad esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, che garantiscono la distanza di sicurezza interpersonale di un metro. Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto. Restano, altresì, aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande posti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situati lungo la rete stradale, autostradale e all’interno delle stazioni ferroviarie, aeroportuali, lacustri e negli ospedali garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.
  3. Sono sospese le attività inerenti i servizi alla persona (fra cui parrucchieri, barbieri, estetisti) diverse da quelle individuate nell’allegato 2.
  4. Restano garantiti, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, i servizi bancari, finanziari, assicurativi nonché l’attività del settore agricolo, zootecnico di trasformazione agro-alimentare comprese le filiere che ne forniscono beni e servizi.
  5. Il Presidente della Regione con ordinanza di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto legge 23 febbraio 2020 n. 6, può disporre la programmazione del servizio erogato dalle Aziende del Trasporto pubblico locale, anche non di linea, finalizzata alla riduzione e alla soppressione dei servizi in relazione agli interventi sanitari necessari per contenere l’emergenza coronavirus sulla base delle effettive esigenze e al solo fine di assicurare i servizi minimi essenziali. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro della salute, può disporre, al fine di contenere l’emergenza sanitaria da coronavirus, la programmazione con riduzione e soppressione dei servizi automobilistici interregionali e di trasporto ferroviario, aereo e marittimo, sulla base delle effettive esigenze e al solo fine di assicurare i servizi minimi essenziali.
  6. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 1, comma 1, lettera e), del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 e fatte salve le attività strettamente funzionali alla gestione dell’emergenza, le pubbliche amministrazioni, assicurano lo svolgimento in via ordinaria delle prestazioni lavorative in forma agile del proprio personale dipendente, anche in deroga agli accordi individuali e agli obblighi informativi di cui agli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81 e individuano le attività indifferibili da rendere in presenza.
  7. In ordine alle attività produttive e alle attività professionali si raccomanda che:
    1.  sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza;
    2.  siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva;
    3.  siano sospese le attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione;
    4.  assumano protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale;
    5.  siano incentivate le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro, anche utilizzando a tal fine forme di ammortizzatori sociali;  
  8. per le sole attività produttive si raccomanda altresì che siano limitati al massimo gli spostamenti all’interno dei siti e contingentato l’accesso agli spazi comuni;
  9. in relazione a quanto disposto nell’ambito dei numeri 7 e 8 si favoriscono, limitatamente alle attività produttive, intese tra organizzazioni datoriali e sindacali.
  10. Per tutte le attività non sospese si invita al massimo utilizzo delle modalità di lavoro agile.
ART. 2
(Disposizioni finali)
1. Le disposizioni del presente decreto producono effetto dalla data del 12 marzo 2020 e sono efficaci fino al 25 marzo 2020.
2. Dalla data di efficacia delle disposizioni del presente decreto cessano di produrre effetti, ove incompatibili con le disposizioni del presente decreto, le misure di cui al  decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 e del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 marzo 2020. 
3. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.
Roma, 11 marzo 2020
                        
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 
IL MINISTRO DELLA SALUTE

Allegato 1
COMMERCIO AL DETTAGLIO

Ipermercati
Supermercati
Discount di alimentari
Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari
Commercio al dettaglio di prodotti surgelati
Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici
Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco: 47.2)
Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati
Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in esercizi specializzati (codice ateco: 47.4)
Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico
Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari
Commercio al dettaglio di articoli per l'illuminazione
Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici
Farmacie
Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica
Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati
Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l'igiene personale
Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici
Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia
Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento
Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono
Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici

Allegato 2
Servizi per la persona

Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia
Attività delle lavanderie industriali
Altre lavanderie, tintorie
Servizi di pompe funebri e attività connesse

venerdì 6 marzo 2020

Assegnazione tardiva dei posti liberatasi a seguito della cessazione dal servizio per applicazione della quota 100: posti sottratti alle immissioni in ruolo 2019/2020


Legge 126 articolo 1 comma 18-quater. In via straordinaria, nei posti dell'organico del personale docente, vacanti e disponibili al 31 agosto 2019, per i quali non è stato possibile procedere alle immissioni in ruolo, pur in presenza di soggetti iscritti utilmente nelle graduatorie valide a tale fine, in considerazione dei tempi di applicazione dell'articolo 14, comma 7, del decreto legge 28 gennaio 2019, n.4, convertito, con modificazioni, della legge 28 marzo 2019, n. 26, sono nominati in ruolo i soggetti inseriti a pieno titolo nelle graduatorie valide per la stipulazione di contratti di lavoro a tempo indeterminato, che siano in posizione utile per la nomina rispetto ai predetti posti. La predetta nomina ha decorrenza giuridica dal 1 settembre 2019 e decorrenza economica dalla presa di servizio, che avviene nell'anno scolastico 2020/2021. I soggetti di cui al presente comma scelgono la provincia e la sede con priorità rispetto alle ordinarie operazioni di mobilità e di immissioni ruolo da disporsi per l'anno scolastico 2020/2021. Le autorizzazioni già conferite per bandire concorsi a posti di personale docente sono corrispondentemente ridotte.
Copio e incollo un messaggio ricevuto tra i tanti: "È chiaro che le Quote 100 relative al 2019 verranno date per l'immissione in ruolo ora a colleghi in graduatoria...E avrà decorrenza giuridica settembre 2019 ed economica settembre 2020...Però a questo punto...Chi come me non ha potuto scegliere anche questi altri posti ma si è dovuta adeguare a quelli proposti...Ci va fregata?...Bisognerebbe riconvocare per dare la possibilità di scelta in base alla meritocrazia della graduatoria...Io che ero numero 5...Ho scelto su meno sedi.. E chi è numero 8 sceglie con più possibilità? Non mi sembra tanto corretto. Non sarebbe logico riassegnare da capo i posti a tutti quelli del concorso?

Prof.ssa Margherita Stimolo
Presidente del C.N.D.A.
(Coordinamento Nazionale Docenti Abilitati)
Amministratrice del gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/transitorioperilruolo/

mercoledì 4 marzo 2020

Coronavirus e l'importanza della sanità pubblica


Cari governatori passati, presenti e futuri tenete a mente le priorità che questo virus ha fatto emergere come essenziali per il bene comune. La Sanità pubblica così come la scuola pubblica vanno tutelati e attenzionati e non abbandonati come purtroppo sta avvenendo da anni e anni. In Lombardia si sta anche valutando l'ipotesi di chiamare i medici già in pensione. Però quanti dottori precari aspettano da anni e anni di essere stabilizzati in tutto il territorio nazionale. Non si dovrebbe risparmiare su questi settori! Scegliere di investire non è uno spreco economico ma un ritorno economico e sociale. Rimettiamo al primo posto quello che al primo posto dovrebbe stare senza neanche discussione o dubbio!

Fonte Wired

Sottoposto a tagli e denigrato se c'è un eroe oggi, è l'intero sistema sanitario nazionale, che pur con tutte le sue falle, sta cercando di contenere il virus e offrire un letto a tutti gli ammalati.
Se c'è una lezione che dovremmo avere imparato quando tutto il caos coronavirus sarà finito e sul l'importanza della sanità pubblica. È da tempo che si prende a pesci in faccia questo settore per l'opportunità finanziaria di sommare tagli a nuovi tagli, facendo quadrare i conti. Nei giorni del coronavirus ci si è resi conto di come senza la sanità pubblica il caos sarebbe stato totale. E anche, di come, se si fosse realmente tutelato il sistema oggi staremmo vivendo un'emergenza più contenuta.
Nell'ultimo decennio tutto i governi hanno contribuito a sgretolare il Sistema Sanitario Nazionale. Il finanziamento pubblico ha subito un taglio di 37 miliardi di euro. Tra il 2009 e il 2018 l'incremento percentuale della spesa sanitaria pubblica si è attestato al 10% contro il 37% degli altri paesi.
La nostra politica ha considerato la sanità pubblica un peso, destinatario di risorse inutili. Ad essere colpiti decine di ospedali, ambulatori, consultori. In generale si è andati verso una precarizzazione della loro posizione lavorativa. Poi è arrivata l'emergenza e ci si è ricordati del valore di un lettino d'ospedale, di un medico di base, della ricerca scientifica. Chi chiede la regionalizzazione sanitaria, si è scontrata con la fura realtà che i problemi epidemiologici possono avere portata nazionale e che dunque come tali vanno gestiti. Un sistema pubblico al collasso è riuscito fino ad ora a mantenere il controllo della situazione. Investire sulla sanità pubblica oggi ci avrebbe fatto perdere di meno.
La chiave per il futuro è proprio questa. Le emergenze non sono prevedibili, la situazione sanitaria di un paese può degenerare da un momento all'altro. La politica deve fare il bene dei cittadini e quel bene passa dal pubblico, non dal privato, come abbiamo avuto modo di constatare in questi giorni. Nel dramma che sta creando, il Covid-19 sia il pretesto, la lezione, per scelte politiche future più responsabili.

Prof.ssa Margherita Stimolo
Presidente del C.N.D.A.
(Coordinamento Nazionale Docenti Abilitati)
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